JapanLegend e le sue nugae

    • Generico

    Questo sito utilizza i cookie. Continuando a navigare sul sito accetti l´utilizzo dei cookie maggiori dettagli

    Spammer del mese di settembre: APERTO

    Enigmista del mese di settembre: APERTO



    • JapanLegend e le sue nugae

      (Da tempo immemore aspettavo questa modifica al regolamento della sezione racconti)

      Che dire? Giusto due paroline, tanto questa sezione qui non se la fila nessuno.


      Scrivo storielle di vario tipo, anche se da qualche tempo a questa parte mi sono concentrato su un particolare filo narrativo che coinvolge determinati personaggi/luoghi (NosTale, Elsword, Coldplay). Perché, dunque, non scriverli in un thread "Storia"? Perché non si tratta di veri e propri sviluppi di tale trama: sono episodi pescati da questo piccolo mondo da me creato e messi per iscritto. Segnalerò quando si tratterà di brani autoconclusivi e quando di racconti legati dalla stessa trama. Ci tengo a precisare che molte delle mie storie, pubblicate sul forum di Elsword, hanno diversi personaggi presi da quest'ultimo giochino.

      Il termine "nugae" (spudoratamente copiato da Catullo) è una parola latina traducibile con "sciocchezze".
      Dal momento che posso uppare solo ogni 24 ore, approfitto per iniziare adesso che tutti sono impegnati nel guardare i nuovi aggiornamenti, così non darò nell'occhio.
      Tutti i brani saranno in spoiler, così da rendere meno dispersivo il thread.


      Ne posto due adesso, giusto per rendere l'idea.


      [Chali]

      Premessa: tratto da una storia vera.
      Mostra spoiler
      Si potrebbe pensare che in piazza San Rocco, nucleo del comune di Barano d'Ischia, non vi sia nulla di particolarmente interessante da vedere, né da fare. Ebbene, è vero: una piazza spoglia, priva di qualsivoglia attrazione o attività (fatta eccezione per il circolo ricreativo, luogo di ritrovo per gli anziani che, come si può immaginare, non è un granché come attrazione); quanto meno, ciò conferisce una certa tranquillità al paesaggio.
      Quel 16 luglio, però, le cose andarono diversamente. Usciti dal bar Ferrari, io e il mio vecchio (si fa per dire) amico Antonio, decidemmo di gustare i gelati appena comprati su una delle panchine della piazza che dava sulla strada: in quanto entrambi amanti della tranquillità, eravamo certi di aver scelto un luogo ottimale; ma ci sbagliavamo, e ce ne rendemmo conto solo più tardi.
      Un camion-frigorifero: ecco da dove iniziò tutto. Uno di questi camion, infatti, era stato parcheggiato dinnanzi all'edicoletta della famiglia Foglia (chi è stato almeno una volta in quel di Barano, avrà senza dubbio modo di ricordarsene). Per qualche ragione, l'autista, dopo aver parcheggiato, aveva aperto lo scompartimento posteriore, mostrando un ricco carico di carne: non poteva scegliere momento peggiore. Una volta aperto il camion, all'improvviso, come fosse apparso dal nulla, un enorme cane dal folto pelo balzò all'interno del veicolo e, in pochi istanti, ne uscì tenendo saldo fra i denti un succoso pezzo di carne. L'autista, con espressione inferocita, si gettò all'inseguimento del ladro, urlando e sbraitando a squarciagola: "Al ladro! Al ladro! Prendetelo!". Nel giro di pochi attimi, in molti si unirono alla caccia: Rocco (il fruttivendolo), Sami (il figlio del pizzaiolo), Paco (il barbiere) e fece la sua comparsa perfino Lazzarella (lo spazzino), che scese dal furgone della spazzatura per acciuffare il ladro a quattro zampe. "Scommetto 5 euro" disse Antonio, gustandosi il suo gelato all'amarena "che non lo riescono a raggiungere". E, per Giove, Antonio vinse la scommessa.



      Effimera incertezza

      Premessa: qui vengono introdotti due personaggi del famoso "mondo" da me creato. Ci sarebbero alcune cose da aggiustare, ma stiamo pur sempre parlando di nugae. La ragazza in questione è (seppur vagamente) un'avventuriera, il ragazzo (un po' meno vagamente) un blade, ma tenete a mente che sono tutte caratterizzazioni esclusivamente fisiche.
      Mostra spoiler
      Sto aspettando da soli 2 minuti, ma ho l'impressione che da quando sono arrivata siano passate 2 ore. Sarà anche che fa un freddo cane, ma comunque sono nervosissima. Essere così nervosi è normale? Diciamo meglio, essere così nervosi aspettando che arrivi la persona di cui si è innamorati, è normale? Ho letto tanti libri su storie d'amore, e ogni volta le ragazze si mostrano calme, anche se dentro di loro c'è un uragano. Io credo di sembrare un uragano sia dentro che fuori. Ho le cuffie nelle orecchie, sperando che le note di Come Together dei Beatles mi rilassino, ma invano. Ripensandoci, non è la prima volta che io e lui usciamo, ma non è che stiamo insieme... ci frequentiamo, ecco tutto. Una volta ci siamo tenuti per mano. Però mi chiedo come tutto ciò sia stato possibile.
      Da quando frequento il liceo, mi sono sempre illusa che la mia vita sarebbe diventata più interessante, come accade in tutti gli anime che guardo su internet. Invece non è stato così, fino a quando non ho incontrato lui: si chiama Kid, è alto, ha un bel fisico, è simpatico, abbiamo interessi comuni... voglio dire, è perfetto! La prima volta che l'ho visto, era già seguito da almeno 5 o 6 ragazze più grandi, e del resto è anche ovvio, lui è più grande; non è nella mia scuola come semplice alunno, ma per svolgere delle ricerche riguardo alla filosofia di un tipo di cui ora mi sfugge il nome...
      La città in cui vivo è piccolina, e così anche la nostra scuola, ma la biblioteca che si trova al suo interno è stracolma di manoscritti e libri antichissimi, ed è lì che Kid svolge le sue ricerche. Comunque è un samurai.

      NOTA 1: ''... in effetti, quella dei samurai è una razza a parte, fisicamente identica agli esseri umani. Tuttavia, invecchiano più lentamente, hanno un metabolismo accelerato, riflessi più acuti e, in generale, sanno fare meglio qualsiasi cosa sappiano fare gli esseri umani, ma non sono più intelligenti. I samurai sono guerrieri, e il loro corpo è adatto al combattimento anche senza addestramento. Ad ogni modo, sono rimasti pochi samurai al giorno d'oggi...''
      [Cit. dal libro ''Samurai'', autore sconosciuto]

      Ha i capelli blu, cosa un po' bizzarra, ma la prof dice che è una cosa comune fra i samurai. Lo vedo tutti i giorni, ma non ho mai trovato il coraggio di parlargli. Un giorno, però, stavo camminando per i corridoi della scuola; contavo scrupolosamente i fogli della ricerca fatta il giorno prima (ore e ore di lavoro su un tal Francesco Petrarca), quando all'improvviso mi passa accanto mia sorella e, con uno scatto, mi sfila dalla cartellina 3 o 4 fogli, e vado nel panico: non posso perdere quei fogli! Per quanto mi sia possibile, inizio a inseguirla pregandole di restituirmi il maltolto, e proprio svoltando l'angolo, urto (guarda un po') Kid. Cado per terra in un oceano di fogli, mentre lui sembra non aver avvertito quasi l'impatto della mia testa contro il suo pet... contro la sua pancia (è incredibilmente alto...). In fondo al corridoio, mia sorella mi strizza l'occhiolino sorridendomi e se ne va: no dico, lo ha fatto apposta?! Ancora per terra, incapace di muovere un singolo muscolo (cosa molto paradossale, perché stavo tremando), guardo Kid: lui mi fissa per qualche istante e si china affianco a me. -Scusami- dice, mentre comincia a raccogliere le fotocopie cadutemi -andavo di fretta e non ti ho vista. Ti sei fatta male?- Non ce la faccio, non riesco a rispondergli. Nella mia mente appare visibile un solo pensiero : ''non dire cose strane''. -S-S-Sto b-b-benissimo- farnetico, sforzandomi di sorridere e di sembrare a posto, ma la cosa evidentemente non mi riesce molto bene, perché dice: -Sicura? Sei bianca come un lenzuolo.-E poggia la sua mano sulla mia fronte -Non mi sembra che tu abbia la febbre- A quel punto riesco a dire una frase come si deve -S-Sono una Tilm, sono sempre così.-

      NOTA 2: i Tilm non costituiscono proprio una razza a parte. Studi scientifici sono giunti alla conclusione (evidentemente errata) che sia una sorta di ''sindrome'': i Tilm sono eccessivamente timidi, di corporatura minuta, pelle piuttosto chiara ma resistente alle ustioni, non superano 3,1 selpa di altezza (circa 1.55 metri), e sono caratterizzati da ossa molto fragili; tendono ad avere i capelli di colore rosso, rosa o bianco (nel nostro caso rosa); arrossiscono con estrema facilità. Come i Samurai, vivono più a lungo degli esseri umani; inoltre sono molto inclini alla magia. Ciò dimostra che non può trattarsi di una sindrome.

      Comincia a fissarmi, e a quel punto mi sento salire tutto il sangue alla testa, e mi chiede: -Come ti chiami?- Mi sta venendo il fiatone, e probabilmente la mia faccia è completamente rossa. Odio essere una Tilm. Voglio dire, va bene essere timidi, ma questo genere di timidezza è eccessivo, e io non lo sopporto! Deglutisco a fatica e tento di rispondere: -Hikai- dico tutto d'un fiato. Kid mi sorride e, raccolti i fogli, si alza e mi offre la mano -Su alzati, starà per iniziare la prima ora- Con un sforzo immane, afferro la sua mano, e mi rimetto in piedi, ancora tremolante. Mi restituisce le fotocopie dicendo: -Magari possiamo rivederci a fine lezioni, al cancello fuori scuola, se ti va.- Questo era totalmente inaspettato. Vuole rivedermi? Me? Cerco di non sembrare sorpresa (e invece lo sembro) e faccio un cenno di assenso col capo. -Beh, allora a dopo, Hikai.- Si gira. Se ne va. Credo che sia questo il momento in cui sono svenuta. Tralasciando il mio risveglio e quello che è successo durante le lezioni, a fine giornata lo incontro fuori la scuola: è appoggiato al cancello, ha raccolto i lunghi capelli in una coda di cavallo (tranne che per un piccolo ciuffo, il che lo rende ancora più carino), e fortunatamente noto che indossa una tuta (figurarsi se prima facevo caso ai suoi vestiti) : dico ''fortunatamente'', perché non credo che se si fosse vestito in maniera più elegante sarei riuscito a camminargli vicino. Vedo anche che ha una borsa a tracolla, e sopra c'è cucita una grande scritta colorata: ''The Beatles''. A quel punto ho capito che era davvero perfetto.

      Da quel giorno, ci vediamo spesso: più volte mi ha invitata a uscire assieme ai suoi amici (e finalmente ho qualche amico, oltre le mie due sorelle), ma da qualche tempo usciamo soli. Camminiamo, parliamo, ogni tanto ceniamo anche, e poi continuiamo a camminare a parlare fino a fine serata. Ho scoperto che gli piacciono un sacco di libri che piacciono anche a me, così come con la musica, gli anime, i film... beh, bisogna anche dire che a lui piacciono tantissimi generi di libri, di musica, di film... ma ripensandoci, questo non ha importanza.
      Kid, quando ci salutiamo la sera, mi dice spesso ''ti voglio bene" , e io mi chiedo se non gli piaccia davvero. Ho fatto questa domanda alle mie sorelle, ma era ovvio che loro rispondessero ''sì'', così ne ho parlato con mia madre. Nonostante io sia stata adottata quando avevo 6 anni, mi trovo benissimo con la mia famiglia, non ho mai avuto nessun problema ad ambientarmi, soprattutto perché i miei genitori sono sempre buoni con me. Mia madre è bellissima. Si chiama Rena, è un’elfa, è alta e slanciata e ha... insomma... un seno molto ''prosperoso''. Ha lunghi capelli di colore verde chiaro. Nonostante la sua età, sembra ancora molto giovane. Del resto, anche mio padre si porta più che bene i suoi anni. Si chiama Raven, è alto e muscoloso, ha capelli scuri tagliati corti; può apparire minaccioso per la protesi d'acciaio che ha al posto del braccio sinistro, ma, pur essendo bravissimo nel combattere, vi assicuro che è una persona tranquilla.
      -Ma è fantastico!- disse mia madre quando le parlai di me e di Kid -Perché mi hai sempre detto che non uscivate voi due soli?- continuò sorridendomi, con quel suo sorriso che scioglierebbe il cuore anche dell'uomo più freddo. -Sono certa che gli piaci, Hikai. Tu sei una ragazza molto carina.- Lei me lo dice sempre, ma io non mi sono mai vista carina. Sono bassa, magra e non ho seno, poi questi capelli rosa non mi piacciono.

      NOTA 3: vi proibisco di pensare a Sakura Haruno di Naruto.

      Mi fanno sembrare più fragile di quanto non sia già. Mamma insiste dicendo cose del genere ''anche se tu non ti vedi bella, l'importante è che lui lo faccia'', ma se io mi vedo brutta, come può lui vedermi bella?
      Nonostante tutto, io e lui stiamo per uscire di nuovo assieme. Sospiro, creando una nuvoletta di vapore davanti alla bocca. Come Together è finita, ora è iniziata Violet Hill dei Coldplay. Cerco di rilassarmi, ma all'improvviso mi rendo conto che Kid è di fianco a me, appoggiato al muro. Il sangue mi sale alla testa, e non riesco neppure a tentare di apparire rilassata. Faccio un passo indietro ed esclamo: -Kid! Da quanto tempo sei arr...-
      Lui prende il mio volto fra le sue calde mani e mi bacia.

      Il messaggio è stato editato 1 volta, ultima volta da JapanLegend ()..

    • Premessa: un altro "frammento" di quel mondo da me inventato. Kriss è un destroyer.


      Mostra spoiler
      -Niente da segnalare- borbottò Kriss fra sé. –Quasi quasi me ne torno a casa a schiacciare un pisolino…- sbadigliò rumorosamente, in fin dei conti era solo sulle mura della città: nessuno a cui dare fastidio, nessuno con cui lamentarsi del caldo… -… e nessuno a controllare che io sia sveglio!- concluse con grande soddisfazione. Detto questo, si sistemò in una posizione ideale, abbassò il cappello sugli occhi e, lasciato a terra il suo fucile, chiuse le palpebre cercando di prendere sonno. Non passò molto tempo prima che Helen lo colpisse alla nuca con una pietra. –Che ne dici di restare sveglio, una volta tanto?- lo rimproverò la giovane samurai.
      Kriss, massaggiandosi la testa in una smorfia di fastidio: -Non c’è niente, niente da segnalare, che ne dici se una volta tanto mi lasci riposare in santa pace?- controbatté seccato. L’altra si limitò a puntare l’indice oltre le mura, ai piedi di una delle ripide e rocciose colline del deserto. –E che dovrei fare?- chiese contrariato alla ragazza -Fissare quelle quattro pietre…?- Ben presto, però, si rese conto che c’era qualcosa di anomalo in quello scenario: una figura imprecisata giaceva fra la sabbia del deserto. Kriss non ci pensò su due volte: afferrò la sua arma e, in un istante, saltò giù dalle mura.
      Le mura della città erano immense, alte e massicce, tuttavia era breve il tratto per cui si estendevano, dato che l’intera città al di qua delle mura era coperta dagli altri tre lati dal mare aperto, secondo i cittadini la miglior fonte di protezione.
      Nonostante l’altezza dei bastioni, Kriss atterrò senza alcun problema fra le soffici dune del deserto: del resto, era abituato a salti ben più pericolosi; inoltre, sapeva già chi fosse quella figura imprecisata apparentemente priva di sensi stesa sulla sabbia. –Guarda guarda chi si vede!- esclamò l’uomo a gran voce –Dopo sole 2 settimane, sicuramente un record.- L’individuo, con la faccia immersa nella sabbia, si limitò a mugugnare. –Che cosa ti mancherebbe, adesso? Soldi? Un letto? Un tetto sotto cui stare?- L’individuo alzò pigramente lo sguardo verso l’uomo: uno sguardo scocciato, annoiato, adornato e reso vivo dai capelli di un biondo lucente e dagli occhi di un azzurro limpido, proprio come quelli di Kriss. –Tutte e tre.- sentenziò la ragazzina con aria stanca. L’uomo sospirò, alzò gli occhi al cielo e rimase immobile per qualche breve istante: -Mi sei mancata.- disse con voce dolce, tornando a fissare la ragazzina. Quest’ultima cercò di non lasciarsi scomporre, ma qualcosa nel suo sguardo fece capire che, in verità, aveva apprezzato molto quelle parole.
      -Se ti fossi davvero mancata,- disse, cercando di mettersi in piedi –mi avresti…- Kriss la tirò a sé e le diede un lungo bacio sulle labbra. L’altra si aspettava una mossa del genere, non fece altro che lasciarsi baciare da lui.

      -Fame, eh?- disse, posando il fucile in una cassapanca.
      -Fame è dire poco.- rispose lei tutto d’un fiato fra un boccone e l’altro –Per una settimana ho mangiato solo radici, non dico che avessero un cattivo sapore, ma sai bene che le radici non saziano quando un piatto di carne.-
      Kriss la fissava mangiare avidamente: -Vedi di non farti andare qualcosa di traverso, mangia con calma.- Le raccomandò.
      -Non dirmi come devo mangiare.- rispose con uno sguardo torvo –Sai che mi dà fastidio quando mi dai dritte sul comportamento.-
      -Sono tuo fratello, se non mi preoccupo io per te, chi lo farà?- chiese sospirando.
      -Ti ho detto che mi dà fastidio. E se qualcosa mi dà fastidio, tu non farla, proprio perché sei mio fratello.-
      -Ti amo.- pronunciò queste parole a bruciapelo. Un pezzo di carne andò di traverso alla ragazzina che cominciò a tossire e a battersi il pugno sul petto, nel tentativo di non soffocare.
      -Allora, Elys,- proseguì, noncurante dei lamenti della sorella- quanto tempo resterai questa volta?-
      -Non saprei…- rispose, continuando a tossire.
      -Senti davvero il bisogno di migliorare le tue capacità di lotta? Ormai sono mesi che vai girovagando di luogo in luogo per apprendere nuove tecniche per il combattimento…-
      -Se tu mi facessi entrare nella squadra- tagliò corto la ragazza scattando in piedi –tutto questo non lo farei.-
      -Elys…- bofonchiò Kriss passandosi una mano sul volto –Lo sai che la squadra Nibbio si occupa di missioni delicate…-
      -Certo, sempre la stessa storia.- ribatté, avvicinandosi a lui –Non mi credi all’altezza solo perché sono una ragazza.-
      -Al contrario, vali più di cento soldati dell’esercito, ma…-
      -“Ma” cosa? Dai, sentiamo, sono proprio curiosa.- disse con tono chiaramente irritato.
      -Ho paura.- sentenziò lui.
      Silenzio.
      -Mi preoccupo per te.- continuò –Nella squadra ci occupiamo di missioni difficili, pericolose, estremamente complicate… non voglio che tu venga coinvolta nella guerra. Vorrei che tu vivessi la tua vita in pace e serenità, vorrei vederti felice, vorrei vederti sorridere, perché niente è più bello del tuo viso sorridente.-
      Silenzio.
      -Ma tu preferisci combattere, preferisci la guerra e mettere a rischio la tua vita. E io ho tanta paura di questa tua pericolosa scelta.-
      Silenzio.
      -Scusami se continuo a preoccuparmi per te, ma non posso farne a meno: non sono solo tuo fratello, io ti amo, e lo sai.-
      Elys era commossa: avrebbe voluto saltargli fra le braccia e dirgli che anche lei lo amava, dirgli che le dispiaceva di aver dubitato di lui, dirgli che era stata una sciocca a non aver compreso le sue reali intenzioni, ma tutto quello che disse fu: -Smettila di dire stupìdaggini...- Ma Kriss comprese i suoi reali sentimenti: scattò verso di lei, la strinse per i fianchi e la guardò dal basso verso l’alto, dritto nei suoi occhi: -Allora, hai altro da dire su questa storia della squadra?- le chiese. Elys lo fissò apparentemente senza alcuna espressione, perfettamente immobile. Di scatto, si sfilò la maglietta, lasciandola cadere sul pavimento: -Ne riparliamo domattina.- disse, posando le proprie braccia attorno al collo di lui –Ora abbiamo altro di cui parlare… non è vero?- Kriss non disse nulla, si limitò a baciarla.
    • In my remains

      Premessa: siamo sempre in quel fatidico mondo da me inventato. Qui presento anche Raven (di cui avevo accennato in "Effimera incertezza"), detto "il cavaliere corvo", e Stain, comandante della legione del sud. Rena, elfa moglie di Raven, è un personaggio secondario.
      P.S. il braccio sinistro di Raven è una protesi in metallo.



      Mostra spoiler
      Rena era intenta a sparecchiare la tavola, Tina, Mina e la sorella più piccola Hikai erano nella loro stanzette, nel frattempo Raven, come suo solito, era fuori ad allenarsi.
      Qualcuno bussò alla porta. “Chi sarà a quest’ora?” Si chiese Rena dirigendosi verso l’ingresso: rimase al dir poco perplessa quando si ritrovò di fronte l’ospite. -Suppongo lei sia Rena.- concluse la donna fuori la porta -Chiedo scusa per essermi presentata a quest’ora, ma dovrei parlare con Raven.-. L’elfa fissò a lungo la donna da capo a piedi: una donna piuttosto giovane, indossava una pesante corazza in acciaio dorato, l’elmo aveva due vistose decorazioni a forma di ali al livello delle tempie, impugnava una grossa alabarda. -Ecco…- disse Rena dopo qualche momento di esitazione -Potrei sapere chi è lei?- Di scatto la donna in armatura scosse con enorme violenza la sua arma contro il pavimento e urlò a pieni polmoni: -Io sono Stain, comandante della legione del sud!- L’elfa fissò impallidita la crepa formatasi per terra ai piedi della comandante. –Perdoni la mia insistenza!- continuò a gran voce –Devo parlare con Raven!- Non stava nemmeno più fissando Rena, aveva le sopracciglia aggrottate e uno sguardo fiero, il volto rivolto verso l’alto. –Non è in casa.- concluse l’elfa frastornata –È fuori ad allenarsi.-
      -Un vero uomo, non c’è che dire!- urlò la comandante -È proprio l’uomo di cui abbiamo bisogno!-
      -La prego…- disse Rena con filo di voce –La smetta di urlare… sa, le mie figlie staranno dormendo…-
      -I giovani vanno tenuti sempre pronti all’azione, signora!- continuò imperterrita l’altra –Arriverà il giorno in cui tutti dovranno mettere mano alle armi e combattere per la patria!- I suoi occhi azzurri stavano diventando lentamente più chiari –Arriverà quel momento, e non dovranno cedere sotto le armi del nemico!- Gli occhi erano diventati dorati –Dovranno scacciare l’invasore! Ucciderlo! Annientarlo!- A questo punto gli occhi cominciarono a brillare e ad emanare un’intensa luce. –Se vogliono la guerra, noi gliela daremo!- Per qualche istante, tornò il silenzio, anche se, dopo tutto quel frastuono, il silenzio aveva quasi un effetto assordante. Di scatto, il bagliore sparì dagli occhi della comandante. –Bene- riprese Stain, stavolta senza urlare –Potreste dirmi dove posso trovare suo marito?-

      Steso fra rada erba, Raven si concedeva un momento di pausa. “Una volta resistevo di più…” pensò lamentandosi fra sé. Allungò il braccio umano verso destra, sicuro di afferrare l’elsa della sua spada: con gran sorpresa, si rese conto che non c’era più. Scattò in piedi e iniziò a guardarsi attorno: la sua spada non era nel suo campo visivo, qualcuno doveva averla presa… ma chi? Dal nulla, si materializzò dinnanzi a lui una figura imprecisata urlando: -Fatti sotto!- Una sorta di campo di forza si venne a creare attorno ai due, costringendoli ad una piccola area, dopodiché il guerriero misterioso iniziò a sfoderare rapidissimi fendenti con una grossa alabarda. “Ma chi…?!” Raven riuscì a schivarli solo in parte e, dopo cinque, interminabili secondi, cadde al suolo, col torace pieno di piccole ma numerose ferite. -Ricorda sempre quali sono i tuoi punti deboli.- Concluse la figura anonima. Raven fissò qualche istante quel misterioso guerriero: era una donna alta e slanciata, la sua corazza era decorata qua e là con piccole decorazioni color rosso pompeiano, dal suo elmo ricadevano alcuni ciuffi castani e, dietro la schiena, portava due grossi stendardi, anch’essi color rosso. –Sono certa che con un po’ di allenamento intensivo, tornerai agli antichi splendori.- Pausa. –O almeno, me lo auguro, dal momento che abbiamo bisogno di te.- Concluse con sguardo pensieroso la giovane donna. Raven era al dir poco esterrefatto: quella donna… aveva un qualcosa di particolare, sembrava quasi emanare un’aura opprimente, nonostante la sua espressione mite. –Alzati e combatti, pelandrone!- urlò di scatto –Sappiamo entrambi che puoi fare meglio di così!- Ancora a terra, senza la minima voglia di alzarsi, Raven osò chiederle: -Chi diamine sei?- Il comandante, senza scomporsi, urlò a pieni polmoni: -Io sono Stain, comandante della legione del sud! Sono qui perché il mio esercito ha bisogno di un individuo come te!- L’uomo la scrutò per qualche istante: -Non ho intenzione di unirmi alle tue truppe.- Sentenziò rimettendosi in piedi. –Ho già dato quel che dovevo dare; la guerra, per quel che mi riguarda, fa parte del passato.-
      -Ah, quindi è questa la tua risposta?- chiese Stain con tono provocatorio –Il fiero e battagliero cavaliere corvo si tira indietro nel momento del bisogno?- Raven non si lasciò provocare.
      -Ho una certa età, oramai. La guerra non la vedo più come un momento di frenesia e di sfogo, in essa vedo solo morte e distruzione.- le disse voltandole le spalle –Nella mia mente sono impressi orribili scenari, scenari che volentieri eviterei di rivedere… soprattutto sapendo che io potrei esserne una potenziale vittima.- sospirò –Ho una famiglia. Non sono più un guerriero solitario in cerca di rissa e combattimenti all’ultimo sangue, sono un marito, un padre, e ho delle responsabilità.- si voltò e fissò la donna negli occhi –Puoi mai biasimarmi per questo?-
      -Humpf.- sbuffò Stain –Sai che la guerra sta andando male, no?- insistette –Abbiamo bisogno di uomini valorosi, e tu sei il più adatto.-
      -Perché non chiedi a Kriss? O a Riice? O a qualunque altro membro della squadra Nibbio, loro sì che sono validi: non solo intrepidi e capaci, ma anche giovani e pieni di vita.-
      -La squadra Nibbio si occupa dei confini col deserto, nell’estremo sud, e all’estremo nord, sull’isola del Glacernon.- un sorriso malizioso le spuntò in viso –Tuttavia… a pensarci bene, non è impiegata l’intera squadra: un certo samurai, di nome Kid, al momento non è impiegato in nessuno scontro.-
      Il volto di Raven si contrasse in una smorfia di disgusto. –Anzi,- continuò la donna –è proprio in questa città, e non mi sarebbe difficile persuaderlo. Sai, è fidanzato con una giovane e dolce ragazza… se gli dicessi che la guerra sta andando male, farebbe di tutto pur di combattere per la pace per garantire un futuro alla sua amata. Ah, come sono sciocchi, questi giovani d’oggi! Anziché restare al fianco della propria amata, preferiscono combattere, sicuri di poter assicurare la pace alle generazioni successive… o almeno, così si comporterebbe Kid. Lo conosco abbastanza bene.– concluse la donna trionfante –Darebbe anche la vita, se fosse necessario.-
      -Tsk.- controbatté Raven a denti stretti –Non lo faresti.-
      -Tu non mi conosci affatto, caro il mio cavaliere corvo. Sarei capace di tutto, io.-
      -Sei pur sempre un comandante, non cadresti così in basso.-
      -In guerra ogni mezzo è lecito.- rispose Stain.
      Silenzio.
      -Bastàrda.- sibilò fra i denti l’uomo. La donna rise di gusto: -Bene.- disse allontanandosi –Ci rivediamo presto, allora, mio cavaliere.-

      -Se tuo padre mi scoprisse qui…- disse il samurai scavalcando la finestra –Non oso immaginare la sua reaz…-
      La ragazza, in un istante, strinse le braccia attorno al suo collo e lo baciò sulle labbra. –Avevo così tanta voglia di vederti…- disse allontanando appena il proprio volto dal suo.
      -Hikai…- disse il ragazzo carezzandole dolcemente la guancia.
      -E comunque, papà è fuori ad allenarsi, nel peggiore dei casi può scoprirti mia madre.-
      -Fuori ad allenarsi? A quest’ora? Saranno le dieci passate!-
      -Mio padre è fatto così…-
      -Eh già, Raven, l’inarrestabile cavaliere corvo…-
      -Kid…- disse la ragazza arrossendo –Perché non smettiamo di parlare di mio padre… e magari iniziamo a dedicarci… a noi due?- gli strinse la mano. Il ragazzo le sorrise e riprese a baciarla.

      -Te ne vai già…?- mugugnò Hikai, in uno stato di dormiveglia.
      -Sono le quattro,- sentenziò Kid, rimettendosi i suoi vestiti –meglio che me ne vada ora, prima che si faccia mattina.- Di scatto, la ragazza lo abbracciò.
      -Ti amo.- disse a bassa voce, quasi in un sibilo. –A volte mi chiedo come sarebbe la mia vita senza di te.-
      Hikai non faceva questi discorsi come una semplice ragazzina innamorata: Kid aveva fatto di tutto per lei, per trovarle nuove amici, per cambiare il suo atteggiamento introverso, per rendere più allegro quel suo viso un tempo sempre triste e cupo. Gli doveva davvero tanto.
      -Anch’io ti amo.- rispose il samurai, dandole un tenero bacio sulle labbra. –E ti amerò per sempre.-

      Il messaggio è stato editato 1 volta, ultima volta da JapanLegend ()..

    • Lies Greed Misery

      Premessa: una storiella demenziale e paradossale. I nomi dei protagonisti sono nick di due utenti sul forum di Elsword.

      Mostra spoiler
      In un teorema di geometria, che non staremo qui a spiegare, in base a determinate leggi, che non staremo qui a spiegare, tre triangoli all’interno di una circonferenza sono congruenti in determinate circostanze (che non staremo qui a spiegare).
      I triangoli in questione ABC, DEF, GHI che per ovvi motivi chiameremo rispettivamente Luigi, Giuseppe e Antonio, hanno sempre vissuto in pace e armonia: siccome sono nati per essere congruenti fra loro, è scontato giungere alla conclusione che hanno molto in comune. Ad esempio, tutti e tre cenano esattamente alle 8:45 della sera, e mangiano sempre lo stesso tipo di tonno in scatola, quindi comprendete voi stessi quanta somiglianza vi sia tra i sopracitati triangoli.
      Luigi, tuttavia, è un po’ più scorbutico dei suoi fratelli, e questo lo portò, un giorno, a causare il guaio di cui stiamo per parlarvi.
      Era un’afosissima mattina di inverno. Luigi odiava il caldo, e infatti aspettava tutto l’anno con gran trepidazione il freddo invernale. Nonostante ci trovassimo quasi a febbraio però, il caldo si era protratto da giugno fino a quella giornata tanto sciagurata. Giuseppe tentò di consolare il fratello: -Dai, vedi che domani farà così tanto freddo che si ghiacceranno tutti i cilindri del mondo!-

      Nota: Giuseppe è un grande amante dei cilindri, soprattutto quelli bassi e caratterizzati da un ampio diametro. Probabilmente perché gli ricorda la forma delle sue altrettanto amate scatolette di tonno.

      Luigi aveva sentito questa frase ogni giorno a partire dalla fine dell’estate, ogni mese, ogni settimana, ogni giorno, ogni ora, ogni… vabbé, avete capito. I suoi nervi erano dunque sul punto di esplodere, e Antonio se ne era accorto; siccome quest’ultimo non voleva ferire i sentimenti di Giuseppe, decise di tirar su di morale Luigi: così non avrebbe offeso nessuno.
      -Luigi!- lo apostrofò -Mi spiace che tu debba sorbirti ogni decimo di millisecondo sempre la stessa frase di Giuseppe, ma insomma…-
      -Insomma cosa?- chiese Luigi molto infastidito.
      -Prendila con filosofia!-
      Purtroppo il nostro caro Antonio non aveva considerato che, essendo loro triangoli, erano soggetti di studi di geometria: la parola “filosofia” non solo fece sobbalzare il povero Luigi (che della filosofia aveva tanta paura), ma lo irritò anche moltissimo. Per cui prese una solenne decisione, frutto più che altro di un capriccio: -Adesso basta! Mi sono stancato!- disse scattando in piedi -Ho deciso, non sarò più congruente con voi due!-
      Antonio lo fissò sbalordito, con occhi spalancati: la tensione nell’aria era percepibile.
      -Ma… non… non stai dicendo sul serio, ver…?-
      -Invece sì!- ribadì Luigi -Ho raggiunto il limite della sopportazione!-
      E prima che l’altro potesse ribadire, il triangolo dispettoso aveva già mutato i gradi dei suoi angoli: lo aveva fatto per davvero, senza timore alcuno, senza aver paura delle terribili conseguenze che ne sarebbero potute derivare. Non fu più congruente con i suoi fratelli.

      Era notte, circa le 2 del mattino, ma asdf1234 era ancora nel suo ufficio, seduto alla sua scrivania, col capo chino sull’ennesimo progetto. -Una piscina perfettamente circolare con all’interno tre scivoli di pianta triangolare tutti perfettamente delle stesse misure… santo cielo, dovrei farmi pagare più di quanto chiedo.- Sbuffò fra sé l’architetto. -Che seccattura! Forse sarebbe meglio iniziare domattina… no, no, se non lo inizio adesso non inizio più.- Detto questo, afferrò la sua fedele matita 2H e iniziò a disegnare. Nel giro di pochi minuti tuttavia, si rese conto che qualcosa non andava: ma cosa esattamente? Optò per cancellare lo schizzo appena concepito e farne uno nuovo; come prima, c’era qualcosa di sbagliato, eppure non riusciva a comprendere cosa fosse. Asdf1234 fu costretto a ideare, disegnare e ultimare altri 6 progetti per arrivare alla risposta: i triangoli (cioè gli scivoli) all’interno della circonferenza (cioè la piscina) non erano congruenti fra loro, nonostante avesse adoperato un teorema secondo il quale sarebbero dovuti esserlo. “Forse hanno ragione quando mi dicono che dovrei dormire di più” pensò l’architetto stropicciandosi gli occhi coi polsi. Fissando meglio il progetto però, capì che non aveva commesso nessun errore: i disegni erano esatti, idem i calcoli, i teoremi erano stati rispettati a regola d’arte… “Ma che cavolo…?” pensò l’architetto lamentandosi “Beh, qualcuno a quanto pare dovrà darmi una mano”. Afferrò frettolosamente il telefono sulla sua scrivania e digitò altrettanto frettolosamente il numero della sua amica. Al quinto bussare del telefono, una voce maschile molto grave urlò: -CHE VUOI, INUTILE AMMASSO DI CARNE? SONO LE 3 E MEZZA DEL MATTINO!- Asdf1234 spostò lo sguardo impassibile sull’orologio appeso al muro e si rese conto che il tempo era trascorso molto velocem… “Un momento, a chi ho telefonato?” si domandò mordicchiando l’estremità della matita, ma subito dopo si rispose da solo. -Ah, PootisMan!- esclamò sorridendo.
      -DIMMI CHE VUOI E POI LASCIAMI TORNARE A DORMIRE, SE NON VUOI CHE TI STRAPPI I POLMONI COI DENTI! E SPERO PER TE CHE SIA IMPORTANTE!-
      -Ah… ecco, scusami, ho sbagliato numero.- Dall’altro capo del telefono si sentì un rumore simile a quello che potrebbero produrre cinquecentodieci mattatoi uno vicino all’altro nel pieno della loro attività.
      -Beh, buonanotte, Pootis!- Concluse l’architetto terminando la conversazione e componendo un altro numero.

      In una villa, che villa in realtà non è, una ragazza dormiva sonni profondi, girandosi alle volte fra le coperte del suo letto. Improvvisamente, uno squillo frantumò il silenzio della villetta, che villetta non è (in realtà è solo un appartamento di modeste dimensioni), e svegliò la ragazza in questione. Quest’ultima voltò molto pigramente lo sguardo verso il suo comodino e con uno scatto (che definire felino è poca roba) colpì con tutta la forza che aveva in corpo la sveglia, riducendola ad una sorta di pizzetta. “Ora dovrò comprarne una nuova” concluse fissando quel che restava della sveglia. Con somma sorpresa, la giovane donna si rese conto che lo squillo continuava imperterrito: era il telefono. “Ma pòrca…” pensò passandosi le mani sul volto, in segno di frustrazione; si arrese e corse (o meglio eseguì uno scatto degno di Bolt) verso il telefono, afferrandolo con ira e lesse il numero sul display. “E questo che vuole ADESSO?” pensò, e rispose urlando: -Che c’è?!-
      -Pinky! Sono asdf1234.-
      -Hai una minima idea di che ora sia?- ribadì la geometra.
      -Stavi dormendo, per caso?-
      -Saranno le 4 del mattino, cos’altro dovrei fare?!-
      -Beh, io sono nel mio ufficio, ad esempio.- rispose ridendo.
      -Ma quanto sei divertente.- i nervi della geometra erano ormai gonfi quanto mongolfiere.
      -Vedi, ho bisogno del tuo aiuto.-
      -Proprio non potevi aspettare fino a domani?-
      -No.-
      Pinky sospirò: avrebbe dovuto immaginarsi una risposta del genere. Afferrò dunque la sua vestaglia rossa, dirigendosi in cucina e legando i lunghi capelli in una coda di cavallo, mentre teneva il telefono fra l’orecchio e la spalla destra. -Che succede?- chiese la ragazza. Asdf1234 spiegò il suo problema e a fine spiegazione -Fammi capire: mi hai chiamato perché nel tuo stùpido progetto tre triangoli non sono congruenti fra loro?- chiese Pinky versando un po’ di caffè nella tazzina.
      -Esatto.- rispose l’architetto.
      -L’ho sempre detto che tu sei pazzo.- rispose a sua volta l’altra sorridendo e alzando gli occhi al cielo.
      -Hey, è un problema serio! Non posso continuare il progetto in queste condizioni!- disse offeso Asdf1234.
      -D’accordo, ma…-
      -E il progetto ha una scadenza, sai? Non ho molto tempo per realizzarlo!-
      Pinky, sbadigliando, sistemò un ciuffo di capelli dietro l’orecchio sinistro -Cosa vuoi che faccia?- chiese.
      -Ti invio una foto del progetto via e-mail e mi aiuti a capire cosa c’è che non va, ok?-
      -Ok… inviamela, dopo ti faccio sapere.- rispose la geometra con rassegnazione, terminando la conversazione. Una volta al suo posto di combattimento (cioè dietro il suo pc), iniziò a controllare il progetto dell’amico. Lo fissò a lungo, sorseggiando il suo caffè (che beveva disgustata, perché era pessimo, ma che era necessario per non ricadere addormentata), e si rese conto che effettivamente c’era qualcosa che non andava: però non riusciva a capire perché. Era tutto perfetto, i calcoli erano esatti, le formule rispettate, i teoremi applicati… ma i risultati finali non potevano essere quelli: i tre scivoli all’interno della piscina avrebbero dovuto avere piante perfettamente congruenti. Si alzò dunque dalla sedia e corse nello scantinato, che in verità scantinato non è, alla ricerca del suo vecchio libro di geometria del liceo. Non fu facile, poiché dentro lo scantinato, che in verità scantinato non è (è solo un grande stanzone pieno di roba inutile), Pinky teneva conservati, oltre che qualche libro di scuola, tutti i giochi per console/pc terminati più di 7 volte. Una volta sulla soglia, accese la luce, e con grande meraviglia si rese conto che i videogiochi si erano moltiplicati col trascorrere degli anni. Dopo ore di ricerche, fra un Tomb Raider per Playstation 1 e un Super Mario per Nintendo 64, trovò infine il suo libro.

      -Asdf1234? Sono Pinky.-
      -Ehilà, ci hai messo poco!- esclamò l’architetto.
      -Senti, hai presente quel teorema che hai seguito per stendere il progetto? Quello sui triangoli congruenti dentro la circonferenza?- chiese la ragazza sbadigliando.
      -Beh, ovviamente. È proprio perché non ‘funziona’ che mi trovo in difficoltà.-
      -Ecco… non esiste più.-
      Silenzio.
      Tanto silenzio.
      Troppo silenzio. Forse avrei dovuto far durare di meno questo momento di silenzio, ma ormai…
      -Scusa- riprese Asdf1234 -che intendi con ‘non esiste più’?-
      -Nel libro di geometria non c’è. Ho cercato anche su internet, sembra scomparso.-
      -Faccio fatica a credere ad una cosa del genere.-
      -Ma ti dico che è così!-
      -Direi che in tal caso l’unica possibilità sia fare una telefonata ad un certo qualcuno…-
      Di nuovo silenzio.
      -Ok, fa pure, non pensare che io…-
      -Invece è proprio quello che penso, cara Pinky.- disse l’architetto interrompendo la ragazza.
      -Quanto sei disposto a pagare per un servizio del genere?- chiese di scatto quasi interessata.
      -P-P-Pagare?-
      -Ti aspetti che faccia un lavoro del genere gratuitamente?-
      -Ma… siamo amici! Non puoi chiedermi…-
      -Certo che posso.- concluse la ragazza trionfante.
      -Sei… sei crudele! Sai bene che non posso pensarci io, sono impegn…-
      -A mio parere, è il minimo che mi devi, dopo avermi fatto passare una nottataccia del genere.-
      L’architetto sospirò.
      -Va bene, ti pagherò, non ho alternative. A fine lavoro ci accorderemo sulla cifra, d’accordo?-
      -D’accordissimo!- rispose Pinky, divenuta improvvisamente raggiante.
      -Allora a dopo, e cerca di fare un lavoro come si deve perlomeno.-
      -Tranquillo, ci penso io.- e chiuse la comunicazione.

      Chi più di tutti è idoneo per risolvere un problema di geometria? Un matematico? Un professore? Forse un problema qualsiasi potrebbero risolverlo, ma se un teorema smette di essere funzionante solo una persona può dare una mano: “l’inventore” della geometria, Euclide. Quest’ultimo, con la storia dell’unicità della retta passante per due punti [citazione necessaria], ha fondato le basi della geometria, e di conseguenza potrebbe esserne a tutti gli effetti considerato il padre.

      Pinky afferrò nuovamente il telefono e digitò il numero; gli rispose un uomo con voce professionale:
      -Buongiorno, sono San Pietro, come posso aiutarla?-
      Pinky rimase sbalordita: aveva risposto al primo squillo. Generalmente, quando si telefona per parlare con qualcuno del Paradiso c’è da aspettare anche per ore (ed era proprio per questo che aveva imposto ad Asdf1234 un compenso per la telefonata). La geometra ebbe una fortuna veramente sfacciata.
      -Buongiorno! Mi chiamo Pinky e dovrei parlare con Euclide.-
      -Euclide?- rispose il santo -Motivo?-
      -Beh, non è facile da spiegare…-
      -Ci provi, ho necessità di conoscere le vostre motivazioni.- ribadì il primo pontefice.
      -Riguarda un teorema di geometria che… non funziona più.- disse la ragazza con voce incerta.
      -Capisco. Un attimo, eh… Gabriele! Gabrieleee! Vieni, devi portare il telefono a Euclide, c’è una ragazza che dice che un teorema di geometria non funziona più.-
      Dopo pochi minuti, una nuova voce si fece sentire dall’altra parte del telefono, dicendo: -Buongiorno sono Euclide, qual è il problema?-
      -Ah, ecco, signor Euclide…-
      E la nostra piccola geometra spiegò il problema all’uomo.
      -Triangoli che smettono di essere congruenti…- disse meditando l’illustre matematico. -Sicuramente è opera di Luigi.- concluse.
      -Luigi?- chiese Pinky.
      -Guardi, lasci stare che è meglio… Luigi è una spina nel fianco. Non si preoccupi comunque, dica al suo amico che non ci sono problemi, è già successo in passato, ci pensiamo noi a rimettere tutto a posto.-
      -Oh, grazie infinite, signor Euclide, e scusi per il disturbo!-
      -Non c’è bisogno che mi ringrazi, sono qui proprio per questo. Arrivederla!- E la comunicazione terminò.

      Sulle nuvole del Paradiso in realtà è molto semplice muoversi; sono però inevitabili i primi cinque minuti di panico, quando si ha paura di precipitare nel vuoto: le nuvole sono estremamente soffici e in più punti si ha la sensazione di star cadendo giù. Euclide di questi problemi non ne aveva più: morto nel 286 a.C., era ormai più che abituato. Inoltre, non era la prima volta che andava a fare una sgridata a Luigi. Incrociò per la strada Aristotele, il quale gli chiese: -Euclide! Dove vai di bello?-
      -Problemi con la geometria.- rispose frettolosamente il matematico.
      -Beh, la geometria sotto sotto è sempre stata un problema vero? Ahahah!- disse il filosofo ridendo di gusto.
      -Scusami, vado di fretta.- cercò di congedarsi Euclide.
      -Anni e anni a studiare quell’oscura materia colma di numeri, teoremi e figure… per cosa? A cosa ti serve più, una volta giunto qui sopra?- chiese provocatoriamente il filosofo.
      -Senti un po’- rispose il nostro eroe voltandosi -tu che continui a dire che il mondo reale sia solo quello dove vivono i mortali, non hai alcun diritto di criticare il mio operato. E ora, se non ti spiace…-
      Euclide-Aristotele = 1-0

      Luigi se ne stava per conto suo, in posizione sbilenca, nel modo più strano possibile: doveva a tutti i costi non essere congruente né ad Antonio né a Giuseppe. Era infastidito, seccato, scocciato: e cosa gli impediva di sfogarsi a quella maniera? Nulla, almeno fino a quel momento.
      -Luigi!- tuonò una voce profonda per tutta la circonferenza -Mi hanno messo al corrente della tua ennesima bricconata!-
      -Euclide… non ho intenzione di sopportare le tue prediche, se hai qualcosa da dirmi, fallo in fretta.- rispose scorbuticamente il triangolo.
      -Senti senti…- rispose il matematico portando le mani ai propri fianchi -devo forse ricordarti che tu hai il dovere di essere congruente con i tuoi fratelli? Sai quanti guai stai provocando là fuori?-
      -Non è affar mio. Sono arrabbiato, e non mi puoi impedire di sfogarmi, vecchio barbagianni.-
      -Vuoi fare a mazzate, Luigi?- chiese irato il matematico.
      -Bah, se ci tieni così tanto a beccarti una bella dose di caz.zotti, fatti avanti.-

      -E ora… prendi questo! Impeto del cateto maggiore!- urlò il triangolo correndo verso il suo avversario.
      -Non mi fai paura! Pioggia di segmenti!- Euclide parò l’attacco di Luigi riparandosi dietro una serie di segmenti piantati nel terreno.
      -Quanto ancora vogliamo andare avanti, Luigi?- chiese il matematico con espressione impassibile.
      -Maledetto…- imprecò il triangolo ansimando.
      -Su, da bravo, torna ad essere congruente con i tuoi fratelli, e finiamola qui.-
      -Mai!- urlò la figura -I-Io… non mi arrendo!-
      Proprio in quel momento… un vento freddo cominciò a prender possesso dello spazio circostante. Il triangolo, nel giro di pochi istanti, mutò espressione: da irata a beata. Era finalmente giunto il freddo.
      -Uhm… fra freddino qua dentro, eh?- chiese Euclide fregandosi le mani.
      -Il… Il… Il freddo! È arrivato! È fantastico! Ahahahah!- detto questo, Luigi iniziò a correre, volteggiare e perfino a ballare per tutto il piano su cui era disegnato. Prese a calci due o tre volte la circonferenza dove i fratelli Antonio e Giuseppe dormivano tranquillamente e urlò: -Il freddo! Ragazzi, è arrivato il freddo!-
      -Sì, sì, ok… ora però lasciami dormire…- farneticò Antonio.
      -Magnifico… ne sono felicissimo…- farfugliò Giuseppe. In preda al sonno, i due fratelli non se ne rendevano conto, ma quello era un evento importantissimo: finalmente Luigi era appagato e, senza nemmeno rendersene conto, tornò ad essere congruente agli altri due triangoli all’interno della circonferenza e, sfiancato dallo scontro con Euclide, se ne andò a dormire.
      “Ecco, questa è una buona cosa” pensò il matematico tornando sulle nuvole paradisiache “temevo che sarebbe stato molto più faticoso. Ora però mi toccherà sopportare quell’antipatico di Aristotele…”.

      -Ci sono riuscito! Ho finalmente steso il progetto!- esultava gioiosamente Asdf1234.
      -Ok, ok, stai calmo…- rispose Pinky ridendo dall’altra parte del telefono -ricordati che mi spetta una ricompensa, eh!-
      -Urgh… perché devi sempre dire cose del genere quando sono felice?-
      La geometra rise di gusto. -Ma è la verità, no?- disse senza smettere di ridere.
      -In ogni caso… grazie mille Pinky, mi hai fatto un favore enorme.-
      -Sappi comunque che se mi sveglierai di nuovo alle 4 del mattino…- e qui il tono della ragazza iniziò ad alterarsi.
      -Oh beh, gli amici ci sono sempre quando serve aiuto, o sbaglio?- stavolta fu l’architetto a ridere.
      -Sei una pessima persona, sai Asdf?- disse lei.
      -Vuoi mortificarmi?- chiese il ragazzo con tono offeso palesemente finto.
      -Proprio non riesco a capire perché mi piaci così tanto.- riprese la ragazza sorridendo.
      A queste parole, il nostro architetto si fece rosso in volto. -Beh… E-Ecco… , v-voglio dire, ora dovrei lavorare a torno… c-cioè…- farfugliò l’architetto in modo disordinato. Pinky fece una risatina.
      -No problem, non ti tratterrò ancora. Ci risentiamo in questi giorni.-
      -S-Senz’altro!- e la conversazione terminò.
      La geometra rimase a lungo in silenzio, fissando il telefono che ancora reggeva in mano; dopo qualche minuto, sospirando, lo posò e indossò le cuffie, collegate al pc acceso.
    • High voltage

      Premessa: tornando al mio "mondo", qui presento altri personaggi, un ranger e un war (che si troveranno ad affrontare un bk). Ci tengo a precisare che non sono IL war o IL bk: non hanno nulla a che vedere con la storia che NosTale presenta nelle quest delle sp; hanno anche tecniche di combattimento non presenti nel gioco (vedrete come io ho sempre sognato fosse il war...).


      Mostra spoiler
      -Zanzara?-
      -No.-
      -Elefante?-
      -Nemmeno.-
      -Aquila?-
      -Neanche.-
      -Oh, andiamo!- sbottò il ragazzo castano -Qual è quell’animale “color pulce che non sia una pulce”?-
      -Non è difficile…- rispose l’altro -Tuttavia, se mi rispondi “elefante”… sei parecchio fuori strada.- sospirò, sistemandosi l’arco sulla schiena -Comunque, qui abbiamo finito, no?- chiese ancora.
      Un’enorme ascia, completamente nera, lavorata in modo piuttosto rozzo, piovve roteando dal cielo e conficcandosi nel ghiaccio.
      -A quanto pare no.- rispose il ragazzo castano sollevando il suo enorme spadone a due mani e voltandosi.
      -Ha un aspetto inquietante.- disse con estrema calma l’arciere, fissando il presunto proprietario dell’ascia.
      -Come darti torto… sembra un berserker…-
      -Penso lo sia davvero.-
      -Woah!- esclamò lo spadaccino -Lascialo a me, ti prego!-
      Il ragazzo biondo, in realtà, aveva già messo mano all’arco, ma lo sguardo del fratello, che ricordava tanto quello di un bambino che aveva appena trovato un nuovo giocattolo, lo fece desistere.
      -Va bene, sistemalo per le feste.- concluse sospirando.
      -Yeah!- esclamò ancora l’altro conficcando la propria arma nel ghiaccio -Sarà un vero piacere.- sibilò sistemandosi meglio l’armatura (che copriva solo il braccio sinistro).
      L’arciere si mise comodo -Sei fortunato che non ci sia Kid con noi, sennò col cavolo che te lo lasciava!-
      -Ahahah, è vero!- osservò lo spadaccino -Chissà come ci rimarrà quando glielo dirò…- Estrasse la spada dal terreno.
      -Sei un tipo molto gentile, sai!- urlò al berserker, in piedi, perfettamente immobile sul terreno ghiacciato. -Non metti fretta all’avversario, davvero molto gentile.-
      -Quindi… vuoi davvero combattere?- chiese il losco personaggio senza alcun tono nella voce -Non tenti di scappare?-
      -Pensavo che sarei stato io a fare questa domanda.- rispose il guerriero castano. L’altro sogghignò e disse: -Mi piace il tuo modo di fare. Quindi mi restituirai la mia arma prima di iniziare?-
      -Certamente!- rispose lo spadaccino afferrando l’immensa ascia -Tutta tua!- e con forza sovrumana, la scagliò verso il proprio avversario; quest’ultimo non ebbe difficoltà nell’afferrarla al volo.
      -Sto arrivando!- esclamò il guerriero sollevando l’enorme spada come fosse uno stuzzicadenti, dopodiché scattò in avanti a gran velocità. Dopo pochi istanti, erano già l’uno di fronte all’altro, combattendo a enorme velocità.
      -Sembra un tipo in gamba…- osservò fra sé e sé l’arciere, seduto su una roccia a fissare lo scontro. -Riesce sia a parare tutti gli attacchi, sia a contrattaccare. Non è solo veloce… è anche molto forte.-

      -Niente male… davvero!- disse lo spadaccino -Vediamo come te la cavi con questo…- Impugnò la spada con entrambe le mani; un cerchio color rosso fuoco apparve sotto i propri piedi: al suo interno, vi erano inscritti simboli magici. Restò così per una manciata di secondi, dopodiché scattò in avanti. Il berserker restò immobile, impugnando la propria arma con la sola mano destra, in modo da toccare il terreno con la lama. Il suo corpo venne improvvisamente avvolto da una sottile aura scura, ma non si mosse di un millimetro: si limitò a sogghignare.
      -Rising dragon!- urlò il ragazzo: sollevando l’arma verso il cielo in un unico, rapido movimento, evocò un drago dal sottosuolo che investì il suo avversario; quest’ultimo venne scaraventato in aria e, quando cadde al suolo, il drago era già scomparso. Lo spadaccino conficcò la spada nel terreno e, ansimando, rimase in piedi mantenendosi per l’elsa dell’arma.
      -Uff… era veramente forte…- disse fra sé.
      Improvvisamente, il berserker, come se nulla fosse successo, si rimise in piedi. -Allora?- chiese -Vogliamo continuare o preferisci riposarti?- Il ragazzo rimase stupefatto: “Non… non si è fatto niente?!” pensò.
      -Se non ti spiace- continuò l’avversario -io ricomincerei.- Detto ciò, impugnando la sua enorme ascia, corse a gran velocità verso lo spadaccino. -Prendi questo!- urlò, e sfoderò dall’arma un’enorme onda di energia che, esplodendo in decine di scariche elettriche, colpì in pieno l’avversario scagliandolo in aria -Non ho finito!- disse a gran voce eseguendo un ampissimo salto verso il corpo del ragazzo: in pochi, rapidissimi movimenti, sistemò l’arma dietro la schiena, roteò su sé stesso e, con entrambe le mani chiuse a pugno, colpì il proprio avversario dritto allo stomaco, facendolo precipitare al suolo a gran velocità.
      L’arciere scattò in piedi: “la vedo brutta…” pensò.
      -Che… che cosa sei, tu?- farfugliò il guerriero castano.
      -Pensavo l’avessi capito: sono un berserker.- rispose l’altro con estrema calma.
      -No… tu sei un mostro…-
      -Mostro?- sogghignò -Io sono un demone. Mostro è riduttivo.-
      -Ma davvero?- lo spadaccino, ancora steso sul terreno ghiacciato, posò la mano sulla gemma blu incastonata nell’armatura del braccio sinistro: la pietra cominciò a mandare dei bagliori e a diventare sempre più luminosa.
      “La vedo davvero brutta…” pensò ancora l’arciere.
      L’armatura fu percorsa da una serie di linee blu e rosse e, improvvisamente, cadde a pezzi, mostrando il braccio del guerriero: era diventato più sottile e di un colore rosso molto scuro, sembrava ricoperto di sangue; era avvolto da una sottile aura, anch’essa rossa che, a differenza del braccio, era lucente; le dita si erano fatte più sottili e allungate, erano diventate dei veri e propri artigli.
      -Che coincidenza!- esclamò il ragazzo -Anche io sono un demone!- Detto questo, i suoi occhi divennero completamente di fuoco, al punto tale che la pupilla non fosse più visibile; il berserker fece una smorfia: -Questo non era…- un’improvvisa esplosione travolse lo spazio circostante.
      “Ora senti che casino…” constatò l’arciere fra sé.
      Lo spadaccino uscì fuori dal fumo dell’esplosione facendo roteare con la mano destra sulla propria testa il suo spadone: -Dai, fatti vedere, lascia che ti mostri com’è fatto un vero demone!-
      Il berserker , con un movimento fulmineo, apparve davanti al suo avversario eseguendo un violentissimo fendente; il guerriero lo parò semplicemente con la mano sinistra e contrattaccò a sua volta con un altro fendente: l’altro parò il colpo allo stesso modo. Restarono così per diversi secondi.
      -Non male…- constatò sorridendo il ragazzo -Vediamo come te la cavi adesso.- Con la mano sinistra spezzò la lama dell’ascia e in un unico, rapidissimo movimento, afferrò con la stessa mano il volto dell’avversario.
      -Yami ni Kuwarero!- urlò a pieni polmoni.
      Silenzio.
      Dal nulla, comparvero centinaia di lame, lunghe e sottili di color rosso sangue; nel giro di pochi istanti, roteando attorno ai due combattenti, iniziarono a colpire ripetutamente il berserker, trapassandone la corazza come se nemmeno esistesse. Le lame si muovevano in modo talmente veloce da sembrare, nell’insieme, un unico, immenso tornado. Improvvisamente, senza alcun preavviso, scomparvero.
      Di nuovo, qualche istante di silenzio.
      Il ragazzo scagliò il berserker per aria e, immediatamente dopo, puntò la spada verso quel corpo ormai privo di forze. -Tirànto Rev!- urlò a squarciagola, dopodiché un enorme proiettile di fuoco investì l’avversario, provocando una vastissima esplosione.

      -Non era umano.- disse il ragazzo al fratello -Ha resistito al Rising Dragon come se niente fosse.-
      -Invece è del tutto normale.- rispose l’arciere -Lo ho osservato attentamente con l’Ookai.-

      NOTA: “Ookai” è il nome di un potere in grado di analizzare le tecniche di tipo magico dell’avversario. In alcuni casi, permette anche al possessore di copiarle ed eseguirle.

      -Ebbene?- chiese a bruciapelo lo spadaccino, incuriosito.
      -Ha usato una particolare tecnica che permette al suo corpo di non sentire dolore.-
      -Esiste una roba del genere?- chiese ancora il guerriero. -Bah, roba per principianti. È importante avvertire il dolore durante uno scontro…-
      -Verissimo,- lo interruppe ancora l’arciere -ma se tu fossi stato veramente privo di forze come sembravi dopo il Rising Dragon, saresti stato schiacciato da un avversario apparentemente immortale. Non so se mi spiego, ti avrebbe ucciso in una sensazione di impotenza e debolezza.-
      -Urgh…- sussultò l’altro -Detto così suona inquietante…-
      -L’importante è essercene liberati. Allora, torniamo al campo?-
      -Sì, direi che è il momento… ma lascia che ti faccia una domanda.-
      -Dimmi.-
      -Qual era poi quell’animale color pulce che non sia una pulce?-

      -Mi ha menato di brutto.- disse, ancora sanguinante, all’uomo di fronte a lui.
      -Non importa- rispose l’altro sistemandosi i capelli bianchi -l’importante era accertarsi delle sue capacità.-
      -Che figuraccia infame.- disse qualcun altro senza tono nella voce -Ti ha schiacciato, altro che menare di brutto.-
      -Tsk- fece il berserker -tu non saresti durato nemmeno la metà. Ti ricordo che, fra noi due, sono riuscito a sconfiggere la bestia maledetta… vuoi che ti ricordi anche la tua esile performance?-
      -Bah, taci.- disse l’altro sogghignando.
      -Su, calmi- disse l’uomo dai capelli bianchi sospirando -abbiamo ancora tanto da fare.-
    • Salve.
      Complimenti, davvero dei bei racconti!
      Mi è piaciuto molto lo scontro tra il Guerriero ed il Berserker e sono curioso di sapere chi è questo tizio dai capelli bianchi.
      Complimenti ancora :)

      Aspetto la 2 parte del racconto del Guerriero :alt+t:
      "A human's dreams never die."
      Marshall D. Teach
    • Natural Rhythm

      Premessa: questo è sostanzialmente il continuo di "In My Remains". Un po' vuoto come capitolo, ma necessario per introdurre nuovi personaggi.


      Mostra spoiler
      -Su, non fare quella faccia!- urlò ridendo Stain –È finita la parte peggiore, fai un bel respiro!-
      -Quando tutto questo sarà finito- ribatté esausto Raven –te la farò pagare.-
      -Avanti, non fare la femminuccia! Erano quattro prove da strapazzo, giusto per mostrare quanto valessi agli altri comandanti!-
      -Chi è che sceglie le prove?-
      -Io.- rispose Stain, stavolta in un sogghigno.
      -La pagherai cara.- sibilò l’uomo. –Sono… sfinito.-
      -Su, su!- urlò di nuovo l’altra –Seguimi, ti offro una bella birra fresca.-

      -L’accampamento militare quanto dista da qui?- chiese Raven vuotando avidamente il boccale.
      -Mah, sarà circa mezz’ora di viaggio con i mezzi cingolati!- urlò Stain. In quella occasione, effettivamente, urlare era necessario: la “locanda” era un enorme stanzone completamente in legno, di pianta rettangolare. Il bancone occupava completamente una delle pareti di maggior dimensione. Il soffitto era molto alto e, poiché la locanda era stracolma di clienti (tutti militari e qualche viandante), e poiché sicuramente non si trattava di un locale di lusso, il caos che ne derivava era quasi assordante.
      D’un tratto, Raven notò che sul muro, al di sopra del bancone, era stata dipinta, in modo molto grossolano, la scritta “Benvenuti alla locanda del pòrcospino”, ma successivamente qualcuno aveva cancellato, in modo altrettanto grossolano, “porcospino” e aveva inciso poco sotto a caratteri cubitali “TRICHECO!”. In un primo momento, non diede quasi peso alla cosa: stanco com’era, a malapena se ne era accorto. Improvvisamente, dopo qualche istante, qualcosa scattò nella sua mente: -Stain!- urlò alla comandante –Perché hanno cancellato “porcospino” e scritto “tricheco”?-
      -Un pazzo!- urlò la donna senza esitare –Devi sapere che nell’esercito abbiamo tre tipi molto in gamba nei combattimenti corpo a corpo, un po’ come te! Sono guerrieri eccezionali… ma combinano sempre casini! Ahahah!- concluse ridendo sguaiatamente.
      -Ma perché “tricheco”?- insistette l’altro.
      -Ecco, uno di loro…-
      Improvvisamente, si sentì un forte boato provenire da fuori la locanda: di scatto, tutti i clienti fecero per alzarsi e dirigersi fuori ma, dopo un istante, la grande porta a due ante venne letteralmente frantumata da un calcio sferrato da uno strano individuo. –Non disturbatevi!- urlò l’uomo entrando –Stasera ho pensato di portare dentro la festa!- si voltò verso due figure alle sue spalle –Che ne dite voi du…- Prima che potesse concludere la frase, venne colpito sotto il mento da un devastante pugno: la potenza fu tale che l’uomo, dopo esser stato colpito, arrivò quasi a toccare il soffitto, per poi ricadere rovinosamente sul pavimento. –Ecco!- disse Stain urlando, nonostante si fosse fatto silenzio nella locanda –Quello era il pugno del tricheco!-
      -Ed era solo il primo di una lunga serie!- rispose l’autore del pugno –Avanti, chi è il prossimo?!-
      -Sono le solite mezze calzette qua dentro!- urlò un’altra voce dietro di lui –Scommetto che non avrebbero il coraggio di sfidarti nemmeno se dovessi combattere senza mani!-
      -Io scommetto che non è così!- urlò Raven salendo sul proprio tavolo. Stain era al dir poco esterrefatta.
      -Hey!- gli disse a bassa voce –So che sei il Cavaliere Corvo e tutte quelle storie lì, ma non mi pare il caso di farti nemici quei tre, soprattutto non nelle tue condizioni.-
      -Tranquilla Stain.- le rispose –So quel che faccio.-
      -E tu chi sei? Non mi sembra di averti visto mai da queste parti!- ringhiò uno dei tre.
      -Ma come, Rigwarl, non mi riconosci? Sei invecchiato, eh?-
      -Se mi conosci, saprai bene che non mi piace essere provocato!-
      -Rigwarl!- urlò quello che aveva usato il pugno del tricheco –Quello… è Raven!-
      -E chi è Raven?- chiese l’altro.
      -Raven Braccio di latta, non te lo ricordi?
      -Veramente- rispose il diretto interessato, molto contrariato –Era “Raven Braccio d’acciaio”-
      I due uomini sulla porta fissarono a lungo il Cavaliere Corvo.
      -Birra per tutti!- urlò il terzo membro alzandosi di scatto da terra –Dobbiamo festeggiare! Offro io!-
      -Ognuno avrà la propria birra solo dopo che avrò piazzato il mio pugno in faccia a quel farabutto!- urlò l’altro ridendo di gusto.
      -Non pensiate di intimorirmi solo perché siete in tre!- disse Raven sfoderando la spada.
      Stain lo strattonò da dietro: -Conosci quei tre?!- chiese stupefatta.
      -Non sai molto di loro, vero?- chiese lui di rimando –Erano i miei soldati più fidati: facevano parte della Banda dei Corvi.-

      Allo stesso tavolo, erano sedute quattro persone, più precisamente quattro amici che, dopo molti anni, riuscivano finalmente a riunirsi. Il primo era Rymir, un uomo decisamente alto, preceduto da una grossa pancia, la quale quasi creava un effetto di contrasto con le esili gambe. Indossava un vecchio cappello molto largo, con un’ampia visiera circolare tendente verso il basso che a tratti nascondeva i suoi occhi azzurri. Era quasi privo di rughe, ma in ogni caso la folta barba, grigiastra come i capelli, gliele avrebbe nascoste. Il secondo era Rigwarl, il quale, pur essendo quasi completamente umano, aveva una peculiarità al dir poco unica: dalla sua schiena e dalla testa spuntavano una serie di lunghe e sottili spine, da cui il soprannome “Rigwarl il porcòspino”. La pelle, di colore verde-grigio, costellata qua e là da qualche macchia di verde scuro, era priva di qualsiasi peluria. Sull’occhio destro portava una benda, arrangiata alla bell’e meglio, l’altro occhio, di colore verde, aveva un che di sinistro e minaccioso; il suo naso era leggermente schiacciato, ma comunque proporzionato al volto. Indossava solo i pantaloni: in ogni caso, sarebbe stato difficile indossare un’eventuale indumento per il torso. Non si sa bene a che razza appartenesse, lo stesso Rigwarl non se ne era mai importato granché. Il terzo era Rangix, alto più di Rigwarl ma non quanto Rymir. I suoi occhi erano di colore blu profondo; la sua barba era evidentemente incolta e non curata, aveva dei capelli corti castani decisamente spettinati; il suo ventre prominente faceva a gara con quello di Rymir. Indossava dei larghi pantaloni color blu scuro e un gilè non abbottonato bianco, pieno di strani simboli rossi. Il quarto era Raven. Inutile specificare che fossero tutti e quattro pieni di lividi e ferite.

      -Avanti, Raven!- disse Rymir –Parlaci un po’ di te, su di noi non c’è molto da dire: ci siamo spostati in eserciti di diverse regioni e abbiamo campato come mercenari. La paga, devo dire- disse sollevando il proprio boccale di birra –era più che soddisfacente.- E iniziò a tracannare la bevanda con avidità.
      -Del resto, la guerra è ciò che più compete a noi tre!- commentò Rigwarl ridendo di gusto.
      -Sono rimasto a lungo nell’esercito di Elios, assieme al comandate Benentio…-
      -Quel tizzone d’inferno è ancora vivo?- chiese disgustato Rangix –Quanto mi piacerebbe riempirlo di maz…- un singhiozzo lo costrinse ad interrompere il discorso.
      -E poi…- continuò Raven –Vi ricordate di Rena?- A quel nome, Rymir fischiò rumorosamente.
      -Quel pezzo di elfa bionda? Certo che me la ricordo, ahah! Anche se ricordo meglio i calci che menava!-
      -Ecco, io e lei ci siamo sposati.- I tre fissarono stupefatti il Cavaliere Corvo, il quale aggiunse: -Abbiamo avuto tre figlie.-
      Per qualche secondo, al tavolo nessuno fiatò.
      -Pòrca miseria!- esclamò Rigwarl.
      -Stai scherzando, vero?- chiese incredulo Rymir.
      -Ancora birra! Ancora birra!- si lamentò Rangix, dopo aver vuotato l’ennesimo boccale.
      -Ho solo messo su famiglia, ragazzi.- disse tranquillamente, senza però nascondere la soddisfazione data dalle loro reazioni –Non mi pare di aver fatto nulla di che.-
      -Chi l’avrebbe mai detto…- commentò Rigwarl –Lo spietato Braccio di Latta assieme ad una bellezza come quell’elfa! E avete perfino avuto tre figlie!-
      -In realtà- ribatté Raven- abbiamo avuto due figlie, la terza la abbiamo adottata.-
      -Adottata?-
      -Beh, era sopravvissuta al massacro che i demoni avevano commesso nella sua città, un villaggio ad est per la precisione, e pensammo di portarla con noi. È la più piccola e si chiama Hikai, le altre due si chiamano Tina e Mina.-
      -Miseriaccia! Che razza di gusti ha tua moglie con i nomi?- chiese Rigwarl.
      -I nomi delle mie figlie li ho scelti io.- sentenziò Raven, lanciandogli un’occhiataccia –Tranne che per Hikai, ovviamente. Aveva già il suo nome.-
      -Ah, e quale sarebbe il suo nome?- chiese Rangix vuotando un altro boccale.
      -Quanto hai bevuto stasera, Rangix?- domandò l’altro di rimando.
      -Non abbastanza!- esclamò –Ancora birra! Ancora birra!-
      Raven si limitò a sospirare: -Non siete cambiati d’una virgola.-
    • Doveva pur accadere, prima o poi. Questi "Sketches" narrano le giornate di una ragazzina piena di problemi: anoressica, dipendente dal fumo, autolesionista, un pessimo padre, non studia... insomma, ho preso tutte le connotazioni negative possibili attribuibili ad un'adolescente ed è nato questo. La nostra eroina incontrerà il giovane Mike che la aiuterà a superare i suoi problemi.
      Ci sarebbero molte parlocce e contenuti non consoni, ma posterò solo quel che mi concede il regolamento (almeno credo).

      Sketch#1
      Mostra spoiler
      La mia vita è orribile, a detta di qualcuno. Eppure, vi dirò la verità, a me non dà alcun fastidio: non mi infastidisce essere senza amici, non mi infastidisce avere seri problemi di dieta, non mi infastidisce avere una pessima media a scuola, non mi infastidisce essere maltrattata da mio padre. Io vivo la mia vita come pare a me, quindi se mi vedi le braccia piene di tagli puoi anche evitare di fingerti psicologo e dirmi: "Posso aiutarti", perché puoi star certo che del tuo aiuto non me ne faccio niente: sto meglio senza di voi, finti moralisti. Fatevi i fatti vostri, perché non vi sopporto più.
      Quante volte ho desiderato urlare queste parole, quante volte avrei voluto semplicemente esser lasciata in pace, e invece in tutta la mia vita è sempre accaduto il contrario: o mi prendono in giro o si improvvisano dottori. Vi credete migliori solo perché io sono una ragazzina? Ma fatemi il favore: se vi passasse per la testa solo la metà dei miei pensieri, probabilmente non reggereste neanche due minuti.


      Sketch#3
      Mostra spoiler
      Le ore di educazione fisica le trascorro seduta sugli spalti della palestra: oggi non faccio eccezione. Seduta con le ginocchia strette al petto e con le cuffiette nelle orecchie, guardo le varie classi in campo giocare a pallavolo. I ragazzi sono degli idiòti ignoranti, le ragazze delle crętine che non fanno altro che urlare: il disagio. Li odio tutti. Poi c'è quel ragazzo carino del classico, ma anziché giocare si mette a ripetere ogni volta la materia dell'ora dopo: un secchione sfıgato.
      Qualcuno mi tocca la spalla. "Ehi? Mi senti?" Mi volto di scatto togliendomi le cuffie: mi ritrovo davanti un ragazzo dai capelli biondi e scompigliati, alto quanto un grattacielo e con gli occhi scurissimi. "Sei con loro?" Mi chiede indicando i ragazzi in campo. Rispondo con un cenno della testa. "Capisco." Continua sedendosi accanto a me. "Comunque mi presento: mi chiamo Michele, ma chiamami Mike come fanno tutti!" Dice in un sorriso splendente. "Mi sono diplomato lo scorso anno, ma dal momento che mio padre è un professore di educazione fisica... diciamo che lo sostituisco in maniera non ufficiale." Non me ne importa minimamente di quanto stia dicendo, semplicemente non riesco a smettere di fissarlo: è bellissimo. "Ovviamente, penserai, non è una procedura regolare. Però mio padre e il preside sono in buoni rapporti, e... insomma, stiamo avendo alcuni problemi a casa, quindi mio padre ha difficoltà a venire a lavoro." È logorroico come pochi altri. "Ti starai chiedendo se io abbia le competenze per svolgere questo compito... ho praticato, e pratico tutt'ora, diversi sport, quindi mi auguro di essere all'altezza della pratica!" La vera domanda è: perché mi dice tutta 'sta roba? "Visto che sono il tuo... 'professore', ti va di dirmi perché non sei in campo a giocare?" Oh... ora capisco.
      "Non so giocare." Rispondo tutto d'un fiato. Mike continua a fissarmi, inclinando la testa verso sinistra con espressione incuriosita.
      "È come dire che non vuoi seguire una lezione di storia perché non conosci la storia." Replica lui. "Lo scopo di una lezione è imparare, così come in storia, in matematica e in educazione fisica."
      "Non voglio." Rispondo. Mike sospira, passandosi una mano nei capelli.
      "Come ti chiami?" Mi chiede.
      "Elena." Faccio per mettermi le cuffie nelle orecchie.
      "Vedi, Elena," Continua imperterrito "un 8 in ed. fisica può migliorare l'intera media scolastica! E un 8 in questa materia non è difficile da ottenere."
      Mi limito a sbuffare, sperando che se ne vada.
      "Quello che ti sto dando è un consiglio da amico." Conclude.
      "Amico?" Chiedo a bruciapelo senza neanche rifletterci su. "Mi consideri tua amica? Non sai niente di me." Continuo a dire fissandolo. "Io non ho amici."
      "Allora considerami come il tuo primo amico." Dice sorridendomi. Resto spiazzata dalla naturalezza con cui lo abbia detto.
      "La prossima volta mettiti la tuta." Si alza e si dirige in campo.
      "Il mio primo amico..." Ripeto fra me e me.


      Sketch#2 era troppo pieno di parolacce, l'ho saltato direttamente.
    • Premessa: questo riprende la trama del mio mondo fantastico che sto tentando di creare. Presto o tardi dovevo buttar giù una presentazione più... profonda di Kid. Avrei voluto scrivere di più.


      Mostra spoiler
      Avrebbe ucciso ancora: ne era felice. Adorava uccidere, sentire il sangue della vittima scorrere lento sudi sé e, dopo aver martoriato il corpo ormai privo di vita, leccare via il sangue dalla spada: era un sapore che lo inebriava, lo eccitava quasi. Non aspettava altro: voleva togliere vite, eccome se lo voleva! Voleva spargere sangue, non importava neanche più di chi fosse, né tantomeno quali sarebbero state le conseguenze: morte, uccisione e massacro erano le uniche parole che gli rimbombavano in testa. Si specchiò nel letto del fiume: uno sguardo da folle, da omicida, uno sguardo che tante volte aveva sperato di non rivedere più. Curiosa la vita! Quello sguardo, evitato per anni, ora era lì ad eccitarlo. Quasi come una doccia fredda, la razionalità sembrò tornare a galla, soffocata fino a quel momento in un oceano di pensieri maligni: respirò profondamente, cercando di calmarsi. Chiuse gli occhi: non doveva guardarsi, non doveva provare piacere dal suo sguardo folle e sanguinario. Fece qualche passo indietro e riaprì gli occhi: stava tremando. Tentò di pensare ad altro… la sua amata: una dolce e affettuosa ragazzina dai capelli colorati di un insolito e timido rosa. Si sentì subito meglio: era grazie a lei se era riuscito a sopire quella bestia dentro di lui. La immaginò correre verso di lui, a braccia aperte e stringerlo forte, dicendogli ancora una volta di essere perdutamente innamorata di lui.
      -Kid!- urlò una voce a pieni polmoni, poco distante da lui –È arrivato il momento!-
      A quel punto realizzò: in nessun campo di battaglia sarebbe mai riuscito a contenere quell’irrazionale istinto omicida. Si guardò attorno: alberi, alberi a perdita d’occhio, alberi e un fiumiciattolo. Si voltò di scatto, muovendosi come in preda a piccoli spasmi e contrazioni frenetici: chi era quell’uomo? Amico? Nemico? E qual era la differenza? E se lo avesse ucciso? Del resto, è così poco netta la linea che suddivide il vivo dal morto: il vivo sta in piedi, il morto sta disteso… tutto qua! Sfoderò la spada, avvicinandosi alla figura, tremando compulsivamente: muori, muori, muori! Nessuno dei due riuscì neanche a realizzare il momento in cui venne vibrato il colpo: il sangue non schizzò, non sprizzò, non zampillò, a malapena colò. La spada venne rimossa dal torace: eccolo qui, il sangue! Lo leccò via: sentì l’eccitazione montare a poco a poco. Ma il sangue finì subito: l’uomo era in ginocchio. Altri fendenti, altri affondi, altro sangue: sentiva l’eccitazione a mille. Più sangue scorreva, più voleva vederne scorrere. L’ultimo sprazzo di razionalità lo colpì a tradimento: “E con questa bocca piena di sangue vorresti baciare la tua amata?”
      Guardò il corpo martoriato della sua vittima: un uomo sulla quarantina dai capelli castani e dalla folta barba, l’espressione colma di paura e di orrore. Rinfoderò la spada: quante altre volte si sarebbe dovuta ripetere una scena del genere? Non provò alcuna pena, alcun rimpianto, alcun rimorso: ma soffocata da un desiderio di uccidere, ammazzare, massacrare e dilaniare corpi, un’eco molto vaga urlava: “Mostro”.

      Il messaggio è stato editato 1 volta, ultima volta da JapanLegend ()..

    • Phantom pt. II

      Premessa: sembra sempre di più "50 sfumature di Kid", con qualche noiosa riflessione pseudofilosofica (molto pseudo). Ma a me piace quindi dovete sorbirvelo.


      Mostra spoiler
      È assolutamente irritante. Mi affaccio cercando di vedere all'interno: la vedo in ginocchio sui gradini dell'altare, nonostante non ci sia anima viva sulle panche (a parte qualche vecchia, ma quelle stanno più di là che di qua, come si suol dire). Io là dentro non ci metto piede, Hikai può scordarselo: la chiesa proprio no. Cos'avrà da pregare, mi domando mentre scivolo lentamente con la schiena contro il muro, fino a sedermi per terra. Io ho rinnegato qualsiasi dio molto tempo fa, dopo aver ucciso mio padre: credere in un essere superiore non fa che renderti più debole, finisci con l'aggrapparti a qualcosa che non esiste per avere forza di andare avanti. È ridicolo, non trovate? Eppure Hikai è sempre lì, ogni dannato pomeriggio a pregare. Si gira verso di me: mi sorride e mi invita ad avvicinarmi. Distolgo lo sguardo, sperando si muova.
      Il sole sta lentamente declinando, il caldo va scemando, neanche una nuvola in cielo. Sento un leggero rumore di passi avvicinarsi: mi volto e finalmente vedo Hikai varcare l'uscita.
      -Ce ne hai messo di tempo.- Dico alzandomi.
      -Neanche oggi...- Farfuglia lei.
      -"Neanche oggi" cosa?- Chiedo perplesso.
      -Ecco... neanche oggi sei voluto entrare...-
      -"Dio è morto e noi siamo i suoi assassini", diceva un tipo molto saggio.- Ribatto con sufficienza.
      -Non... non dire così!- Esclama, con tono non particolarmente convincente ma chiaramente risentito.
      -Il Cristianesimo è una religione che ha rammollito l'uomo.- Continuo per infastidirla.
      -Il...- Si interrompe tentando di prender coraggio -Il Cristianesimo è una religione e va rispettata.- Sentenzia senza alcuna convinzione e alzando la testa.
      Accosto il volto al suo orecchio e sussurro: -Allora rispetta i dieci comandamenti e non commettere atti impuri, piccola peccatrice.-
      Si fa rossa in volto d'un colpo e abbassa di nuovo la testa: la adoro quando fa così. Quasi quasi stanotte prima di andare a letto le faccio indossare un altro vestitino sexy: vederla imbarazzata è qualcosa di impagabile.
      Tutto d'un tratto, Hikai si volta verso di me: -Io... Io non... Insomma...-
      La fisso qualche istante, cercando di capire dove voglia andare a parare.Vuole dirmi che mi ama? Vuole spendere altre parole sul suo adorato Cristianesimo? Anzi, secondo me vuole ribattere la storia del "piccola peccatrice". La soluzione non è complicata: le afferro il volto fra le mani e la bacio sulle labbra, toccandole la lingua con la mia e, perché no, ci rimedio anche una bella palpata al seno. Dopo una manciata di secondi, allontano il mio viso dal suo: è completamente rossa e ha il fiatone. A volte penso che Hikai non si abituerà mai a questo genere di cose.
    • Easier to run

      Premessa: i due personaggi iniziali li avevo già presentati in High Voltage.


      Mostra spoiler
      Il sangue è ovunque: non è rimasta neanche la più piccola porzione di terreno intatta.
      -È come un tappeto rosso steso in nostro onore!- Se la sghignazza lui, fra incredulità e meraviglia, trascinando la sua grossa alabarda. –Non vedevo così tanto sangue dall’ultima guerra civile del sud! È magnifico!-
      -Però questo è sangue di innocenti.- Gli rispondo.
      -Siamo tutti colpevoli e peccatori, fratellino.- Mi riprende lui, stavolta serio.
      -Ma stai zitto.- Indico il cadavere di un uomo anziano: smembrato, martoriato e ridotto a pezzi. –Nessuno al mondo meriterebbe un trattamento del genere.-
      -Va bene va bene…- Taglia corto –Continuiamo il giro di perlustrazione: io vado verso la spiaggia, tu segui il sentiero.

      Sangue e cadaveri, cadaveri e sangue, il paesaggio è sempre lo stesso: quel samurai si è dato da fare. Non credo troverò qualche sopravvissuto. Continuo a camminare procedendo lungo il sentiero, fino ad arrivare in un ampia piazza, divisa perfettamente in due da un piccolo ruscello, profondo qualche decina di centimetri: esattamente al centro, un piccolo ponticello in legno, dipinto di rosso, costituisce l’unico legame fra le due metà. Tutto attorno la piazza si stagliano diversi edifici, alti e slanciati verso l’alto: sembrano quasi delle torri di guardia. Appena oltre gli edifici, un’enorme foresta di bambù si estende, probabilmente, per diversi kilometri. Chiudo gli occhi: posso quasi immedesimarmi nella tranquilla quotidianità di quel luogo: gente che conversa amichevolmente, bambini che ridono e scherzano, maestri e allievi che si allenano all’aria aperta, e un bellissimo sole in un cielo sereno che illumina tutta la piazza. L’odore acre del sangue mi riporta alla realtà: riapro gli occhi: non c’è anima viva; perfino sole e cielo son rimasti soffocati da quei grossi nuvoloni. Qualche goccia di pioggia sta già facendo la sua comparsa. A volte vorrei essere come mio fratello, così da poter apprezzare questi raccapriccianti spettacoli.
      All’improvviso, un pianto spezza il silenzio glaciale di quel luogo: qualcuno è ancora vivo.

      Un uomo: ha i capelli castani, lunghi, barba ben curata, un naso lievemente adunco e due bellissimi occhi cerulei. Non indossa né una corazza né una maglia, solo dei pantaloni lunghi e laceri. Un enorme squarcio gli percorre il busto dal livello dell’ombelico fino alla spalla sinistra. Tutto il corpo è cosparso di lividi, tagli e, ovviamente, sangue. Una figura, piccola ed esile, mi dà le spalle: è acquattata vicino il corpo dell’uomo. È lei che piange: un pianto che non le si addice: strilla a squarciagola qualcosa che non comprendo, forse il nome dell’uomo, con una rabbia e un dolore che non capisco dove possa nascondere in quel corpo così piccolo e minuto. I capelli le arrivano fino alle spalle, biondi e spettinati, e indossa una divisa nera con decorazioni color rosso pompeano.
      -Forse dovremmo seppellirlo.- Le suggerisco.
      Il suo pianto si arresta di scatto, il suo corpo si irrigidisce: in un istante mi ritrovo faccia a faccia con la figura e con un coltello puntato alla gola. Ha degli immensi occhi, rossi per il pianto, e piccole pupille scurissime.
      -Se muovi anche un solo muscolo ti ammazzo.- Pronuncia queste parole con calma oserei dire gelida: fa quasi spavento sentire quella voce sinuosa e sensuale dopo un pianto tanto isterico e disperato.
      -Il cuore è un muscolo, ma non posso fermarlo.- Rispondo senza alcuna espressione.
      -Ti credi divertente?!- Sbraita, stavolta con voce roca.
      -Cosa otterrai facendo sgorgare altro sangue?-
      -Ti ammazzo prima che tu possa ammazzare me.- Sghignazza isterica.
      -Non sono qui per ucciderti.-
      -Come posso fidarmi?!- Urla. –Sai cosa ho dovuto sopportare? A cosa ho dovuto assistere?! Ne hai una vaga idea?!-
      -Sì, e abbastanza nitida fra l’altro.-
      -Stai zitto!-
      In un istante, le afferro il polso disarmandola e, sfoderando rapidamente il mio pugnale, glielo punto alla gola.
      -Urlare non servirà.- Sussurro.
      Mi fissa: non saprei dire se sia spaventata o terrorizzata.
      -Non uccidermi.- Sibila in un soffio. -Ti… ti prego… non voglio morire…- Piagnucola.
      -Ti facevo più temeraria, sai?-
      A questo punto scoppia a piangere: è pur sempre una mocciosetta. Rinfodero il pugnale: -Allontanati da qui.- Le dico. –Non è un posto sicuro.-
      -E dove?- Chiede accasciandosi a terra. –Il mio maestro… il mio maestro era tutta la mia famiglia…- Si volta verso l’uomo, asciugandosi le lacrime.
      -Verso sud c’è la cittadina di…-
      -Mai!- Urla indicandomi. –È schierata con le truppe del sud!-
      -Se vai più a nord rivedrai questo scenario più e più volt…-
      Mi volto di scatto verso l’esterno: una figura è ferma, al centro della piazza, proprio sul ponte di legno. Ci ha trovati.

      -Non opporre resistenza.- Mi intima avvicinandosi a passi lenti e cadenzati.
      -Potresti anche smettere di seguirci.- Rispondo senza espressione.
      -Ora hai anche allievi?- Indica il palazzo dietro di me: si è già accorto di lei.
      -È una vittima di questo massacro.- Rispondo stizzito. –Massacro compiuto da quel samurai che continui a proteggere.-
      -Non proteggo nessuno. Kid è un mortale impegnato in una guerra fra mortali: mi è indifferente ciò che fa e ciò che pensa.-
      -Guardati attorno!- Urlo. –Come puoi permettere una cosa del genere?!-
      -Te l’ho detto: non mi riguarda. Anche di te non mi importerebbe, se non lavorassi per la persona sbagliata.-
      -Io non lavoro per nessuno: siamo compagni che condividono gli stessi ideali.-
      -Begli ideali! Andare a caccia di un uomo è un ideale?-
      -Non lo stai facendo anche tu?-
      -Io sono un giustiziere, non osare paragonarmi a voi.- Risponde con disprezzo.
      -Se il fine è lo stesso, il processo non conta.-
      -Se fossi bravo nel combattimento quanto lo sei a parole, mi avresti già ucciso.-
      All’improvviso un dolore lancinante alla tempia: cado rovinosamente, con la faccia sul terreno: chissà se questo sangue è mio o dei cadaveri degli abitanti. Mi volto lentamente: è in piedi, di fronte a me.
      -Sei già a terra.- Sentenzia. –È bastato un colpo con lo scudo.-
      Ora siamo a un soffio di distanza. Sudo freddo: non è un avversario contro cui possa vincere. Sfodera la spada: orribile presagio.
      -Ma dai!- Dico ridendo, cercando di rialzarmi. –Inizi subito con la spada? Cos’è, sei invecchiato negli ultimi tempi?
      -Non sono qui per sollazzo, sono qui per ucciderti.-
      Deglutisco a fatica: la situazione si fa difficile.
      -Lo ammetto, sono preoccupato.- Dico dopo una manciata di secondi. –Però non ho paura.-
      -Dovresti, sai?- Mi chiede di rimando, alzando in alto la spada. –Sto per spaccarti il cranio.-
      Un’enorme alabarda piomba esattamente fra lo spazio che ci separa, conficcandosi nel terreno.
      -Scommettiamo?- Gli chiedo provocatoriamente.
      Si volta: si ritrova faccia a faccia con mio fratello.
      -Due piccioni con una fava.- Sibila fra sé.
    • Tuon, t'informo che, nella sezione "Racconti & Storie", non è concesso lo spam; per esso s'intende quei messaggi che sono considerati "inutili". In questo genere di thread, gli utenti possono postare per commentare e/o criticare il/i racconto/i, in maniera argomentata e costruttiva. Coloro, i quali non hanno questo fine, sono considerati appunto spam, violando il Regolamento del Forum.

      Detto questo, ti invito a dare una lettura, oltre al sopracitato Regolamento, anche ai vari Regolamenti di sezione, così da non commettere altre infrazioni in futuro.


      Blair :alt+q:

      Smobobo modera così!
    • Boris1234 ha scritto:

      Tuon, t'informo che, nella sezione "Racconti & Storie", non è concesso lo spam; per esso s'intende quei messaggi che sono considerati "inutili". In questo genere di thread, gli utenti possono postare per commentare e/o criticare il/i racconto/i, in maniera argomentata e costruttiva. Coloro, i quali non hanno questo fine, sono considerati appunto spam, violando il Regolamento del Forum.

      Detto questo, ti invito a dare una lettura, oltre al sopracitato Regolamento, anche dei vari Regolamenti di sezione, così da non commettere altre infrazioni in futuro.

      :alt+s:



      Caricamento in corso.....
    • Tuon ha scritto:

      :alt+s: Ma non ti scocci di scrivere tutta sti racconti? :alt+s:
      Sai, diversamente da quanto possa sembrare, è una domanda interessante. In effetti a me non piace scrivere: mi piace inventare, il che è ben diverso. Scrivere presuppone una particolare cura del proprio testo, cosa che io non ho, che non riesco ad avere: per me scrivere è "materializzare" un'idea, un episodio, una storia. Se ho uno spunto o un'ispirazione sento la necessità di metterla per iscritto, anche se magari la voglia non c'è.
    • 'Sera Japan :alt+w:

      Sei brava, scrivi racconti che si lasciano leggere piacevolemente. Queste tue "nugae" mi sembrano capitoli di prova per fare esercizio e 'materializzare' determinate situzioni e scene che hai in testa, così da definire pian piano una storia molto più grande da poter scrivere per intero. Ispirarsi sia a nostale che a elsword credo sia un buon modo per provare vari tipi di intrecci, ma anche per riuscire a visualizzare bene i personaggi su cui costruire il racconto. Partire da zero è molto difficile ma pian piano potresti cimentarti anche in qualcosa di completamente tuo, che forse è ciò a cui vorresti arrivare.
      Perdonami se invado la tua mente creativa, ti parlo da appassionato di storie :O
      Attendo il seguito.

      PS. Linkin Park eh? ;)




      kushino ha scritto:

      Metterei un quiz con domande di cultura generale prima di far accedere le persone in arena.
    • When they come for me

      Premessa: prima di legger questo, sarebbe preferibile aver letto In my remains e Natural Rhythm. Se ve lo steste chiedendo, il cappello di cui si parla è questo.


      Mostra spoiler
      Il sole è alto nel cielo, probabilmente sarà mezzogiorno; nonostante questo, grazie a un lieve venticello, il caldo non è particolarmente pressante. Cerco di comprendere cosa sia esattamente la struttura davanti a me: è di dimensioni modeste, di legno e di forma vagamente cubica; ha un portone a due ante che ricopre quasi interamente una facciata; sul portone è intagliata una scritta: “Via di qua”, ma a dirla tutta non mi sembra granché convincente né persuasiva; il tetto ha la forma di una cupola. Davvero vive qua quel tipo? È proprio un eremita: la struttura è situata su una collina, alta diverse centinaia di metri, completamente disabitata, in una zona spoglia di alberi, decorata solo da un fiumiciattolo che scende dalla montagna adiacente. D’un tratto, comincia a diffondersi nell’aria odore di… tabacco? Non vorrei sbagliarmi, ma sembra provenire proprio da quella vecchia baracca.
      -Chi è là?- chiede una voce roca proveniente dall’interno. –C’è qualcuno?-
      -Mi manda Stain- rispondo prontamente –e starei cercand…-
      La porta si spalanca all’improvviso rumorosamente: con mia grande sorpresa, mi accorgo che non si tratta di un portone a due ante, ma di un enorme portone scorrevole. Sulla soglia c’è un uomo perfettamente immobile: potrei dire che mi stia fissando, se non avesse quell’enorme cappello di forma conica a coprirgli il volto quasi per intero: riesco a intravedere solo un po’ di barba bianca e una pipa.
      -Dì a quella strega- dice, stavolta sibilando –che non ho intenzione di aver a che fare con lei.- Resta in silenzio qualche secondo, dopodiché alza la visiera e inizia a fissarmi negli occhi: -Né ora, né mai.-
      È bravo a fare la voce grossa, ma ho la risposta pronta: -Stain mi ha detto di aspettarmi una risposta simile,- riprendo –e mi ha anche detto che sono autorizzato a costringerti con la forza ad ascoltarmi.- Detto questo, metto in avanti il mio braccio Nasod: appena capirà chi sono, non farà storie.
      -Protesi artificiale?- risponde l’uomo indicando il mio braccio ma continuando a fissarmi negli occhi –Ai miei tempi cose del genere non se ne facevano: se perdevi un braccio restavi senza. Ricordo, però, di una samurai che aveva un particolare congegno…-
      -Non tergiversare.- gli intimo sguainando la spada –Allora, mi ascolterai o dovrò costringerti a farlo?-
      L’uomo resta in silenzio qualche istante, appoggiandosi con la schiena alla porta, il tutto senza distogliere lo sguardo da me: -Quella donna- risponde –sa ancora come prendermi ,a quanto pare.- La sua espressione è indecifrabile. –Entra, si ragiona meglio davanti ad una tazza di tè.-
      -La offrirai a Stain.- gli rispondo voltandomi –Andiamo all’accampamento, seguimi.-
      -Direi che non ci siamo intesi.- risponde a sua volta –Io ho accettato di ascoltarti, non di seguirti.- Mi volto nuovamente verso di lui: -Senti…- inizio.
      -Le nuove reclute sono tipi proprio irrispettosi, eh sbarbatello?-
      Impiego diversi secondi a realizzare quanto abbia appena detto: non riesco a credere che abbia detto qualcosa del genere a me, Raven, il Cavaliere Corvo: -Non credo di aver sentito bene.-
      -Io invece credo tu abbia sentito benissimo, mozzo.- insiste, togliendosi la pipa di bocca e rilasciando una grande quantità di fumo –Da quanto sei nell’esercito? Una settimana? Un mese? Sicuramente non più di due. Dovresti aver rispetto dei veterani e della vecchia guardia, ragazzino.-
      Ragazzino? A me? –Io sono Raven, il Cavaliere Corvo.- pronuncio queste parole con quanta più solennità possibile –Direi che sia tu quello che debba portarmi rispetto, vecchio.-
      -Non mi dire!- esclama ridendo –Lieto di conoscerti, mio caro Raven.- riprende, con tono chiaramente sarcastico allargando le braccia –Io invece sono Aizwrath, il Guerriero Solare, la Legione! Trema dinnanzi al mio nome!- dopodiché esplode in una fragorosa risata. Sono al dir poco allibito: è senza dubbio la prima volta in vita mia che qualcuno si prende gioco di me così apertamente. –Bene, Raven lo sbarbatello, direi che non abbiamo più nulla da dirci, se non una cosuccia:- inizia a chiudere il grande portone scorrevole –fare la voce grossa non spaventa nessuno, sappilo.- Un rumoroso “SLAM” e poi silenzio. Resto immobile davanti al portone per diversi minuti, dopodiché passo all’azione: sfondo il portone col braccio Nasod. Aizwrath è steso su un vecchio e logoro divano, intento a preparare il tabacco per la sua pipa: nonostante la mia irruzione, continua come se niente fosse nella sua attività. –Farabutto che non sei altro,- esordisco –ti sei preso gioco della persona sbagliata.-
      -Sai,- risponde prontamente senza nemmeno guardarmi –stavo proprio chiedendomi quanto altro tempo avresti impiegato a farti avanti.-
      -Mi dai sui nervi.- sibilo fra i denti –Ti mostrerò chi è Raven.- Posso già sentire il mio braccio surriscaldarsi: non vedo l’ora di iniziare.
      -Bene!- esclama di rimando –Io invece ti mostrerò perché mi chiamano “la Legione”.- E subito scompare, in una fine polvere dorata, riapparendo dopo pochi istanti a un soffio da me: il suo cappello conico tocca la mia fronte.
      -Non ho paura di te, vecchio.- gli rispondo.
      -Beh,- esordisce una voce dietro di me –dovresti averne.- Mi volto di scatto: davanti ai miei occhi c’è un altro Aizwrath. –Evito di confonderti le idee,- continua –sono in grado di moltiplicarmi.- Lo fisso spalancando gli occhi per una manciata di secondi, dopodiché scompare di nuovo, rilasciando una cortina dorata: in pochi istanti si materializzano almeno una decina di cloni. –Bene, mozzo!- esclama uno di loro –Oggi hai imparato tre cose:- continua portandosi la pipa alla bocca –fare la voce grossa non risolve niente; sai perché mi chiamavano “la Legione”; ultima ma non per importanza…- scompare ancora una volta, facendo materializzare decine e decine di cloni: -hai imparato ad aver paura di me.-
      Deglutisco a fatica vedendo quella moltitudine di guerrieri, tutti perfettamente uguali, scattare verso di me.

      Sono anni che non metto piede nell’accampamento, ma ricordo bene la pianta: entro dall’entrata principale, con lo sbarbatello sulle spalle: -Ehi!- gli urlo appena entrati –Sveglia! Siamo arrivati!- ma non ottengo risposta –Sei ridicolo, lasciatelo dire.- Molti soldati mi fissano, ma ben pochi mi riconoscono: molti sembrano per lo più spaventati dal fatto che abbia steso Raven. Beh, a quanto pare, è davvero un tipo famoso, almeno da queste parti.
      -Guarda guarda chi si vede!- esclama una voce fin troppo familiare –Aizwrath! Ti pare questo il modo di trattare un mio soldato?-
      Sospiro.
      -Le reclute vanno messe in riga, Stain.- le rispondo senza voltarmi.
      -Suvvia, vieni con me: ti offro una birra!- dice avvicinandosi.
      -Non voglio nulla da te, Stain,- le ringhio scattando verso di lei –riprenditi il tuo soldatino e vedi di non seccarmi più: intesi?- Ora siamo faccia a faccia, a pochi passi di distanza.
      -Dai, non fare così!- riprende dopo qualche secondo, stavolta con un tono vagamente più serio –La guerra va maluccio- sospira –e abbiamo bisogno di validi guerrieri.-
      -Siamo nell’era della tecnologia da un bel po’, Stain.- ribatto –Fatti costruire una bomba e lanciala addosso ai nemici.- lascio cadere per terra Raven e mi avvio all’uscita.
      -Pensi che se ne avessi avuto la possibilità non lo avrei fatto?- mi chiede, stavolta con esasperazione.
      -Perché dovrebbe essere un problema mio?- chiedo di rimando, senza fermarmi.
      -Perché con il tuo aiuto potremmo riottenere la pace!-
      -La pace non esiste, Stain!- urlo voltandomi nuovamente verso di lei –Da quanto sei comandante delle truppe del sud? E da quanto va avanti questa guerra continua contro demoni e invasori? Lo sai?- ci fissiamo negli occhi per diversi istanti. – È una guerra senza fine.- sentenzio –Non ho intenzione di parteciparvi ancora.- Mi volto e mi avvio nuovamente all’uscita, ma all’improvviso Stain scatta verso di me: mi abbraccia.
      -Aizwrath… ti prego…- sospira dolcemente –Aiutaci.- Sposto lo sguardo su di lei: ha iniziato a piangere. Senza il suo elmo dorato sulla testa, sembra solo una ragazzina indifesa: ecco la vera natura di Stain.
      -Vado a prendere le mie cose.- le dico sospirando –Torno più tardi.- Dovevo immaginare che sarebbe finita così.



      Linkin Park eh?
      :alt+t:
    • Premessa: ci sarebbe molto da aggiustare, ma mi scoccio.


      Mostra spoiler
      La foresta vicino l’accampamento è folta per i primi chilometri, dopodiché diventa man mano che si procede verso nord sempre più rada: scopro così un piccolo fiumiciattolo scorrere da due rocce molto imponenti; la flebilità del corso d’acqua quasi stona con quei due immensi massi. Mi abbasso e prendo un po’ d’acqua fra le mani: sembra esser potabile.
      -Ahahahah! Guarda chi si vede, l’uomo senza dio!- esclama una voce molto familiare. Alzo automaticamente lo sguardo verso la sommità di quelle rocce: spalanco gli occhi non appena riconosco l’identità del mio interlocutore.
      -Tu…- sibilo fra i denti.
      -Sorpreso di vedermi?- chiede agitando la sua lancia.
      -Vorresti farmi credere che il colpo che ti infersi non fu letale?-
      -Come sei scorbutico, Aizwrath! Non mi saluti nemmeno?- chiede sogghignando.
      -Non sono in vena di scherzi.- taglio corto –Come puoi essere ancora vivo?-
      -Gli dei mi hanno concesso un’altra possibilità.- sentenzia con solennità.
      -Gli dei? Le tue ridicole immaginazioni, vorrai dire!-
      -Non ti permetto di bestemmiare!- ringhia –La prima cosa che farò sarà ucciderti! In nome dei miei dei!-
      -Sei al dir poco ridicolo.-
      -E tu sei uno spregevole ateo!-
      -Mi sono mancate le tue stu.pide scenate.-
      -Vedremo quanto avrai voglia di scherzare dopo che ti avrò strappato il cuore!-
      -Non hai ancora risposto alla mia domanda:- insisto –come sei tornato in vita?-
      -Uno sciamano mi ha fatto il favore di riportarmi fra voi mortali ancora una volta.-
      -E tu non hai opposto resistenza? Hai lasciato che ti riportassero in vita?-
      -Certo! Ho ancora molto da dare a questa guerra!-
      -Vuoi farmi credere che non sei stanco di guerreggiare?-
      -Non so che vita conduca tu, vecchio caprone, ma la mia vita appartiene ai miei dei! E gli dei vogliono che questa guerra venga vinta!-
      -Sono scesi dal loro regno divino appositamente per venire a dirtelo?-
      -Lo ha decretato il capo degli sciamani, uomo senza dio.-
      -Lo stesso che ti ha riportato in vita, scommetto.-
      -Mi stai facendo spazientire! Dove vuoi arrivare?-
      -Ti hanno riportato in vita perché il tuo re, i tuoi capi e il tuo esercito vuole vincere, non i tuoi dei.-
      -E tu che ne sai, eh? Non sai nulla della mia religione!-
      -Sei un completo ìdiotà, sai?- sbuffo con irritazione.
      Salta giù dal masso e scatta verso di me: si ferma a soffio di distanza dalla mia faccia, fissandomi in cagnesco con i suoi enormi occhi, privi di pupilla e completamente gialli.
      -Ripetilo, se ne hai il coraggio!- sbraita.
      -Ti stanno solo manovrando e tu gli lasci fare il loro gioco.- rispondo con calma –Solo tu dai importanza a questi fantomatici dei.-
      Non riesce più a controllare la sua rabbia: sfodera il suo coltellaccio di ossidiana con la mano sinistra, mentre con la destra solleva una grossa lancia, di ossidiana anch’essa: -Ora basta!-

      Il suo sangue sgorga velocemente da numerose ferite, sparse ovunque sul corpo. Di scatto si rialza: il braccio destro non potrà più usarlo, con quelle due picche che gli trapassano la spalla e la scapola; ha perso un occhio; il suo cuore è trafitto da un’altra picca, mi chiedo quanto ancora potrà resistere.
      -Pensavo avessi già incontrato i tuoi dei fasulli.- dico avvicinandomi a lui.
      -Sei… Sei un codardo!- esclama ridendo –Continui a proteggerti lasciando combattere i tuoi cloni… è per questo che gli dei non ti premieranno mai, Aizwrath!-
      -Ho smesso di preoccuparmi degli dei molto tempo fa.-
      -Insulso uomo senza dio…!- la sua frase viene interrotta da un rigurgito di sangue.
      -Sei ridicolo. Non riesci nemmeno a concepire un’esistenza senza divinità.-
      -Gli dei esistono e vanno rispettati!-
      -Sei come un lupo mannaro.-
      -Zitto e combatti!- sbraita, ma con voce chiaramente più roca.
      -Non riesce a comprendere perché si trasformi in lupo mannaro: è spaventato e non riesce più a trovare un senso alla sua vita.-
      -Smettila!- inizia ad avvicinarsi lentamente brandendo il suo coltello.
      -E così durante la notte va ad ululare alla luna, tutto solo, cercando conforto in essa.-
      -Mi hai stancato!-
      -Però la luna non è mortale come lui, e poco s’importa dei suoi problemi.-
      -I miei dei mi proteggono!- sbraita ancora e inizia a correre con le sue ultime forze.
      -No, non lo fanno.-
      -Zitto, uomo senza dio!- ormai è a un passo da me tenta un affondo col suo coltello: lo schivo facilmente e sferro un pugno con tutte le mie forze in pieno volto: cade per terra, ancora una volta. L’ultima.
      -Allora, dove sono i tuoi dei?-
      -Taci…-
      -Su col morale, stai per incontrarli.-
      -Tu non sai nulla dei miei dei, schifoso peccatore.-
      -Neanche tu sai nulla di loro.- rispondo abbassandomi accanto a lui.
      -Io…!-
      -Credi in loro solo perché hai paura della morte.-
      -Non… non temo nulla…-
      -Non li veneri per fede, lo fai per il tuo mero interesse.-
      Ormai non riesce più a parlare.
      -È per questo che persone come noi non dovrebbero avere una religione.-
      Potrei sbagliarmi, poiché ha la faccia immersa quasi per metà in acqua, ma credo stia piangendo.
      -Addio. Mi auguro che nessuno abbia intenzione di riportarti ancora in vita.-
      Mi alzo e inizio ad allontanarmi, muovendomi in direzione dell’accampamento.
    • Take a walk

      Premessa: inizialmente volevo spiegare qualcosa sul passato di Aizwrath, e invece ho intricato ancor di più la trama.


      Mostra spoiler
      -Ce ne hai messo di tempo.- La apostrofo, vedendola finalmente arrivare.
      -Dunque mi aspettavi?-
      -Ho scelto un luogo isolato appositamente per aspettare te, sai?-
      -Sei più perspicace di quanto pensassi. È quasi un peccato che la tua condotta non sia così ammirevole…-
      -Avanti, tagliamo corto e dimmi ciò che devi dirmi.-
      -Se sei così perspicace, dovresti saperlo… o sbaglio?-
      Mi volto verso di lei: mi aspettavo un’espressione neutra, e invece mi sorprende con un sorriso vagamente malinconico.
      -Non puoi schierarti al fianco degli umani, Aizwrath, lo sai.- Continua senza cambiare espressione. –Stai violando una regola fondamentale.-
      -Sono umano anche io, cosa pretendi?- Rispondo stizzito. –Mi è difficile ignorare la richiesta di aiuto di una persona a me cara.-
      -Hai fatto una scelta quando hai deciso di diventare un semidio…-
      -Non mi interessa!- Urlo. –Qual è lo scopo di essere giustizieri e avere enormi poteri se non aiutiamo chi è in difficoltà?-
      -Ed io che ti facevo perspicace.- Mi dice ridendo, sempre con una sfumatura malinconica. –Chi è che decide cos’è giusto e cosa sbagliato? Chi stabilisce qual è la condanna da dare a determinate persone? Dovremmo diventare giudici del mondo intero?-
      -Allora a cosa serve questo enorme potere che abbiamo? A guardare gli umani dall’alto verso il basso?-
      -Sorvegliamo e custodiamo ciò che è di nostra competenza: le dispute e i problemi del mondo terreno non lo sono, e tu lo sai bene.-
      Silenzio.
      Si avvicina a me: uscendo dall’ombra degli alberi, la sua armatura dorata quasi risplende al chiaro di Luna.
      -So che vuoi bene a quella ragazza, Aizwrath, ma non puoi unirti al suo esercito per aiutarla.-
      -Cosa ne sai tu dei sentimenti umani?- Le chiedo fissandola in cagnesco.
      -Più di quanto possa sembrare.- Risponde pacatamente, sedendosi accanto a me.
      -Non prendermi in giro, tu non sei nemmeno umana.- Distolgo il mio sguardo dal suo.
      -Una semidea in corpo umano ci va vicino, non trovi? Sto provando compassione per il tuo problema: qualche decina di migliaia di anni fa non avrei mai immaginato di poter provare un sentimento del genere.-
      -Non voglio la tua compassione, voglio solo sapere cosa vuoi fare in merito.-
      -Se non hai intenzione di desistere, dovrò fermarti con la forza.- Dice sospirando.
      -Ah, vuoi batterti? Non chiedo di meglio!- Scatto in piedi, pronto ad affrontarla. Ma lei non si muove: resta seduta, immobile, fissando la luna, ormai alta in cielo.
      -Sai bene che non puoi sconfiggermi, Aizwrath, men che meno di notte.- Sospira.
      -Per l’appunto!- Esclamo. –Facciamola finita, avanti!-
      -Perché non lasci stare? Preferisci morire piuttosto che rinunciare?- Insiste lei.

      Silenzio.

      -Hai ragione.- Le dico con tono calmo e pacato. –Hai pienamente ragione.-
      -Davvero?- Mi chiede voltandosi verso di me.
      -Farò come dici: rinuncio.-
      Un largo sorriso appare sul suo volto. -Ne sono felice, Aizwra…-
      -Rinuncio ai miei poteri da semidio.-
      Il sorriso le muore sulle labbra. –Come?- Chiede incredula.
      -Rinuncio. Rinuncio a questa enorme farsa che voi sottospecie di divinità state creando. Fammi tornare umano! Rinuncio!- Urlo.
      Silenzio.
      -Va bene.- Risponde lei alzandosi. –Se il tuo affetto per quella ragazza è così forte… lo farò.-
      -Te ne sono grato.-
      -Dunque… addio, Aizwrath.- Mi tende la mano per una stretta. –Mi mancherai.-